Si stima che a livello mondiale il cybercrime abbia raggiunto un giro d’affari, diciamo così, di 10.500 miliardi di dollari. Lo ha rivelato Ivano Gabrielli, Direttore della polizia postale, il 23 aprile scorso, all’Innovation by Ania, l’incontro annuale di approfondimento organizzato a Roma dall’Associazione fra le imprese assicuratrici italiane e dedicato, quest’anno, all’intelligenza artificiale. Nel nostro Paese la polizia postale gestisce circa 12mila attacchi cyber ogni anno, ha aggiunto Gabrielli, sottolineando che “oramai tutte le agende criminali a livello internazionale mettono il cybercrime al primo posto tra le varie emergenze”.
Ma che c’entra il cybercrime – e quindi la cybersicurezza – con l’automobile? C’entra, eccome, perché la crescente connettività che caratterizza l’ecosistema “auto & mobilità” incrementa anche i rischi che, inevitabilmente, queste nuove tecnologie e funzionalità portano con sé. Lo conferma l’ultimo rapporto globale di Upstream, società specializzata in sicurezza e gestione dati in ambito automobilistico, secondo cui “nel 2023 la cybersecurity dell’automotive e della mobilità ha subito un repentino spostamento verso applicazioni su larga scala, con un aumento significativo degli ‘incidenti’ con impatto alto o massiccio, che hanno rappresentato quasi il 50% del totale. Il 95% di tali attacchi”, prosegue lo studio, “è stato condotto da remoto, evidenziando la crescente sofisticazione delle minacce. Inoltre, il 64% è stato perpetrato dai cosiddetti black hat, la categoria di hacker mossi da motivazioni economiche, di vendetta o per ragioni ideologiche che violano le reti distribuendo malware, sottraendo dati sensibili e causando gravi danni”.
In generale, sono sette gli ambiti in cui la minaccia in ambito automotive può manifestarsi. Vanno, solo per citare quelli che possono impattare in misura maggiore su proprietari e utilizzatori dei veicoli, dalla sicurezza su strada del mezzo al suo furto, dalla violazione dei dati dell’utilizzatore alle frodi. “Le auto di moderna generazione”, spiega a Inter-AutoNews Cristina Stracciari, Responsabile commerciale di Gea Assicurazioni, agenzia specializzata nell’ambito della distribuzione auto di Nobis, “sono dotate di software sofisticati e diverse porte d’accesso informatico che però le Case non possono blindare, sia perché attraverso esse passano la diagnostica da remoto e gli aggiornamenti software, sia perché la normativa comunitaria sulla concorrenza garantisce in ogni caso l’accesso agli autoriparatori indipendenti”.
E a proposito di varchi d’accesso al veicolo, “al cybercrime non sfugge nemmeno l’ecosistema di ricarica dei veicoli elettrici, ossia le reti e i loro terminali, ossia le colonnine. “La rapida adozione dei veicoli elettrici”, si legge nel rapporto, “ha portato a uno sviluppo altrettanto rapido delle infrastrutture di ricarica, un processo che spesso è avvenuto trascurando la sicurezza informatica”. Le colonnine, infatti, sono vulnerabili a una manipolazione fisica e remota che può esporre gli utenti a frodi, violazioni dei dati, e persino ad attacchi finalizzati al riscatto. “Violando le colonnine”, sottolinea Stracciari, “l’hacker può acquisire una pluralità di informazioni relative ai veicoli e utilizzarle anche a distanza di giorni, quando la situazione è a lui più favorevole”.
Aumentano le minacce, dunque, ma salgono anche le difese. Le Case costruttrici, infatti, esse stesse sempre più soggette a queste minacce, sono fortemente impegnate nella protezione dei veicoli connessi, dei software e delle tecnologie telematiche e, quindi, degli utenti, dei loro dati sensibili e della loro privacy. Un approccio che include frequenti aggiornamenti Ota (over the air, ossia da remoto), l’evoluzione continua del software bill of materials, il documento che contiene le informazioni sul software, comprese le librerie e i processi usati per svilupparlo e che si adatta dinamicamente anche dopo che un veicolo ha lasciato la fabbrica. Per la sicurezza dei componenti software e dei dati sensibili le Case fanno ricorso anche alla cosiddetta GenAI, l’intelligenza artificiale generativa che, pur consentendo nuovi metodi di attacco su larga scala ai malintenzionati, dota gli stakeholder di più avanzate capacità di rilevamento, indagine e mitigazione.
Sul fronte della difesa, poi, un ruolo cruciale è quello svolto dalle persone, che devono essere sempre più consapevoli dei potenziali rischi, e delle assicurazioni. Dopo aver ricordato che “connettività vuol dire anche maggior sicurezza sulle strade, come dimostra l’introduzione dell’emergency call in ogni vettura omologata dal 2018”, Stracciari ammette che “una soluzione definitiva non c’è. Quello che possiamo suggerire è di porre la massima attenzione all’aumentata aggressività dei car hacker, che in maniera silenziosa, pulita e rapidissima possono violare le nostre auto e la nostra privacy, di attivare tutti gli strumenti tecnologici a disposizione e di dotarsi di polizze assicurative a protezione di questi specifici rischi e degli eventuali danni che potrebbero verificarsi a seguito di attacchi”.
I fronti aperti
L’ultimo rapporto Upstream sulla cybersecurity dell’automotive e della mobilità ha individuato sette ambiti in cui la cyberminaccia si può manifestare:
Sicurezza del veicolo
manipolazioni da remoto o in loco – tramite interfacce, comandi o aggiornamento software – in grado di modificare il comportamento di un veicolo e, quindi, di mettere in pericolo la sicurezza di conducente e passeggeri;
Violazione dei dati e della privacy
appropriazione tramite ransomware o injection attack e successiva divulgazione di informazioni sull’utilizzatore e sul veicolo;
Furto di veicoli ed effrazioni
apertura o furto di un veicolo sfruttando la vulnerabilità dei suoi sistemi di sicurezza tramite l’apertura keyless o il disturbo del segnale con jammer;
Service & business disruption
impatto, tramite ransomware, sull’attività di un’intera organizzazione e sulla sua capacità di fornire beni o servizi: può andare dalle interruzioni parziali al blocco completo dell’attività con conseguente perdita di produttività, di ricavi e di fiducia dei clienti;
Questioni legali e di conformità normativa
minacce informatiche che determinano violazioni di leggi, regolamenti o standard di settore e che, a loro volta, possono generare cause legali o sanzioni;
Frode
furto dell’identità della mobile companion app, manomissione del contachilometri e hacking dell’account;
Danni al marchio e alla reputazione
azioni in grado di generare sinistri informatici segnalati pubblicamente e, quindi, in grado di determinare un danno reputazionale e impattare negativamente sulla fiducia del mercato.


