Il problema dello scarso appeal dell’auto elettrica in Italia non è dovuto né al maggior prezzo delle Bev rispetto ad analoghi modelli con motore endotermico né alla più rapida svalutazione a cui sono soggette attualmente le vetture con la sola batteria di trazione né alla mediamente inferiore autonomia. Il problema, spiega a InterAutoNews Andreas Barchetti, Amministratore delegato del Gruppo Barchetti, 40 sedi nel Nord Est, 17 brand rappresentati, oltre 500 dipendenti, 11.114 auto nuove vendute nel 2023 con 462,4 milioni di ricavi della gestione caratteristica e 7,2 milioni di utile al netto delle imposte, è legato al cambiamento di abitudini che l’alimentazione a elettroni impone ai guidatori. Ossia pianificazione e stile di guida. Poi, certo, due problemi di contesto penalizzano gli italiani: l’ancora insufficiente rete di ricarica pubblica e il costo dell’energia, più alto della media dei Paesi europei.
In Italia le macchine elettriche non si comprano. Perché?
“Penso che le ragioni siano molteplici. In Italia siamo ancora piuttosto refrattari al cambiamento di abitudini. Guidare un’auto elettrica significa cambiare il proprio modo di vivere l’auto: pianificare l’utilizzo, calcolare percorrenze, durate, fermate per la ricarica. Questo, per molti italiani, rappresenta un ostacolo, anche se poi nella stragrande maggioranza dei casi percorriamo tragitti perfettamente compatibili con un’auto elettrica. C’è poi un problema infrastrutturale: la rete di ricarica pubblica è ancora insufficiente e disomogenea a seconda del territorio. Infine, il costo dell’energia elettrica è ancora troppo elevato: l’Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Germania, per costo dell’energia. Se si ricarica su una colonnina pubblica, si rischia di pagare oltre un euro per kWh”.
Il maggior costo medio della vettura non è un ostacolo alla diffusione delle Bev secondo lei?
“In realtà, con le nuove forme di leasing e finanziamento a valore futuro garantito la rata di una vettura elettrica è oggi accessibile e non molto diversa da quella di un’auto analoga con motore endotermico. Pertanto, no, non è questo il vero ostacolo. Le ragioni principali restano quelle che ho già elencato”.
E l’autonomia? Siamo abituati a fare in pochi minuti pieni di gasolio che ci permettono di percorrere mille chilometri…
“Sicuramente l’ansia da autonomia esiste, ma è legata soprattutto alla rete di ricarica insufficiente. Tuttavia, se si pianifica l’utilizzo e si cambia il modo di vivere l’auto, il problema dell’autonomia si ridimensiona. A mio avviso, il ritardo italiano nell’adozione dell’elettrico è soprattutto culturale, legato alla resistenza al cambiamento. Cambiare il proprio modo di utilizzare l’auto richiede un ‘sacrificio’, una ‘limitazione’ della libertà assoluta cui siamo abituati con i motori endotermici: la libertà di guidare senza preoccuparsi dei consumi e con la certezza di poter fare rifornimento ovunque e in pochi minuti. L’auto elettrica impone un cambiamento che molti ancora non sono disposti ad affrontare”.
C’è chi ritiene il mondo della distribuzione automobilistica corresponsabile del ritardo italiano sull’adozione dell’auto elettrica. Come risponde a queste “accuse”?
“Devo difendere la categoria. Forse tre o quattro anni fa questa critica poteva avere un senso, ma oggi sicuramente no. Da anni i venditori ricevono formazione specifica sulle auto elettriche, le concessionarie sono vincolate a mix di vendita orientati sempre più verso l’elettrico e devono disporre di vetture dimostrative da far provare ai clienti. Tutto questo comporta per le concessionarie costi aggiuntivi importanti. Se davvero ci fosse ostilità o disinteresse da parte dei Dealer, non si spiegherebbe perché dovrebbero sobbarcarsi simili costi e vincoli. La verità è che la maggior parte dei venditori sa cosa deve vendere, sa spiegarlo ai clienti, propone i test drive ed è consapevole della pressione delle Case. Se le Bev si vendono poco, non è certo per colpa dei Concessionari o dei venditori, che anzi vivono con preoccupazione questa situazione”.
Poi c’è il tema della svalutazione. Questo aspetto pesa nelle scelte degli automobilisti?
“Il tema della svalutazione è stato affrontato da tutti i costruttori con l’introduzione dei finanziamenti a 36 o 48 mesi con valore futuro garantito. Questi strumenti eliminano le incertezze legate al deprezzamento del veicolo: il cliente sa di avere un costo fisso per tre o quattro anni e alla fine può scegliere se restituire o sostituire l’auto con una nuova, più autonoma, efficiente o tecnologicamente avanzata, senza ulteriori costi. Se nel frattempo arrivano batterie allo stato solido o nuove tecnologie che permettono ricariche in 5-10 minuti, il cliente potrà aggiornarsi facilmente, senza preoccuparsi di obsolescenza”.
Però l’eccessiva e imprevedibile svalutazione dell’auto elettrica può essere un problema per le concessionarie?
“Sicuramente è un deterrente. Tuttavia, molte Case automobilistiche hanno riconosciuto questo problema e oggi condividono il rischio con i Dealer. È chiaro che la sola rete distributiva, che già opera con margini limitati, non può accollarsi questo rischio da sola. Per questo motivo, spesso sono le stesse Case o le finanziarie captive a farsene carico, almeno in parte. Il problema si aggrava in presenza di incentivi importanti: se su un’auto nuova ci sono 13mila euro di contributo statale, l’usato dopo due anni diventa invendibile. Sia chiaro, non dico che non debbano esserci incentivi, ma 13mila euro sono una cifra eccessiva. E farlo solo per un giorno, come è accaduto di recente, ha creato soltanto danni”.
Esistono polizze che indennizzano il costo della sostituzione delle batterie di trazione del veicolo assicurato in caso di collisione contro un altro veicolo identificato che ne causi il danno totale. Proponete un prodotto di questo tipo ai vostri clienti? Viene acquistato?
“Lo vendiamo molto: costa 250 euro l’anno e prevede due traini annuali. L’adesione è altissima, sfiora l’80% tra i clienti di auto elettriche, perché offre una grande tranquillità”.
E sulle coperture classiche non obbligatorie tipo furto, incendio, atti vandalici, eccetera, che percentuale di adesione avete?
“Sono prodotti che consiglio vivamente, soprattutto ai clienti che acquistano con formula a valore futuro garantito, dove la vettura è intestata ma non ancora del tutto pagata. In media, circa il 65% delle nostre vendite avviene con finanziamento. Di questi, più della metà include una polizza assicurativa. La più richiesta? Sicuramente furto e incendio”.
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?


