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Buonsenso contro ideologia: la mobilità del Ministro

Ha detto: “Le ideologie sono le peggiori nemiche del futuro dei nostri figli”. 
Ha detto: “Con un pizzico di onestà intellettuale, si deve ammettere che il percorso va fatto discutendo di tutti i passaggi”. 
Ha detto: “La transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue”.
Ha detto: “I prossimi sei anni sono come il primo stadio di un razzo: se lavora bene, il razzo raggiungerà la Luna. Se lavora male, il razzo finirà fuori orbita”.
Ha detto: “Innanzitutto lavoriamo sulla mobilità sostenibile, che prevede un cambio di infrastrutture e di sistemi produttivi molto significativo. Il programma è di aggiungere 29mila colonnine elettriche per la ricarica delle automobili a quelle attualmente esistenti. E dobbiamo diventare autosufficienti dal punto di vista della produzione delle batterie”. 
Ha detto: “Per me è fondamentale che ci sia la protezione delle categorie più deboli, che non vengano danneggiate decine di migliaia di persone che possono perdere il lavoro perché certe transizioni nell’industria si fanno in fretta”. 
Ha detto: “L’ideale sarebbe decarbonizzare tutto subito, ma sappiamo bene che questo non è possibile perché bisogna cambiare le infrastrutture, aumentare enormemente la nostra capacità di produrre energia rinnovabile e di conseguenza adeguare interi settori industriali e la mobilità. Non stiamo parlando di mettere su una centrale, ma di rivoluzionare un sistema”. 
Ha detto: “I cittadini non devono arrivare al punto di considerare antipatica la transizione ecologica perché sta creando loro dei problemi. Tutti devono capire che è importante farla, che non è ritardabile ma anche che ci devono mettere qualcosa di proprio perché si faccia il più presto possibile”. 
Ha detto: “La transizione deve avere un tempo specifico: se siamo troppo lenti falliremo come homo sapiens, ma se andiamo troppo veloci falliremo come società”. 
Ha detto: “Se si pretende di avere la sicurezza e la sostenibilità ambientali in sei mesi, risolvendo problemi che durano da secoli, credo che sia un po’ difficile ottenerle. Sarà un cammino lungo, in cui peseranno molto la volontà di collaborare e la buona fede di capire la portata dell’impegno”.

Ha detto: “Sono molto preoccupato dell’impatto di una transizione sbagliata nei prossimi anni per i figli dei miei figli, ma sono preoccupato anche per una transizione sbagliata nei prossimi 10 anni per centinaia di migliaia di famiglie in Europa e nel resto del mondo, se non convertiremo correttamente le attività manifatturiere e la mobilità”.
Ha detto: “Dobbiamo capire cosa dobbiamo fare e al momento non credo sia molto chiaro”.
Ha detto: “Dobbiamo affrontare la disuguaglianza a livello globale che non rende la transizione facile a livello globale. Noi siamo relativamente fortunati, perché possiamo parlare di riconversione, idrogeno, mobilità verde… Ma che dire di altri 3 miliardi di persone che sul pianeta hanno problema più urgenti?”.
Ha detto, da ultimo: “In Italia ci dovrebbero essere incentivi per incoraggiare i cittadini a sostituire le auto vecchie”.
Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica, in carica nel Governo Draghi dal 13 febbraio e alla guida del Ministero dalla sua nascita, avvenuta il 1° marzo 2021, ha detto tutto questo, in occasioni diverse nel corso degli ultimi cinque mesi.
Laureato in fisica, docente universitario: uomo di scienza, non espressione della Politica: tecnico chiamato a contribuire all’evoluzione del Paese, e non al mantenimento di una poltrona da Ministro o di un posto in Parlamento. Non cerca consensi, non fa propaganda, non nuota dentro correnti né nello stagno della Politica. È “avulso”: come tale non è dunque complice di giochi di potere da partito, sebbene questo non lo preservi dalla possibilità di esserne vittima – e questo gioco (al massacro) peraltro è già cominciato. 
Cingolani parla di intelligenza e di necessaria comprensione dei fenomeni, di attenzione per il sociale, di un approccio realistico alla materia liberandosi dell’alibi (menzogna, a volte) dell’ideologia. Ha espresso, insomma, gli stessi concetti che il settore automotive italiano (per restare entro i nostri confini) va esprimendo da qualche anno. Ci voleva uno che venisse da fuori – dalla vita reale e non dal teatro della Politica, cioè – perché quei concetti trovassero accoglienza in ambito istituzionale. Il cielo, o chi ne fa le veci, lo conservi lì dove è. Sono un genio perché ho la visione d’insieme, diceva di sé il protagonista di un film di qualche anno fa. Se davvero quella è la caratteristica che contraddistingue il genio, allora ne abbiamo uno a disposizione, nel nostro percorso per diventare un Paese sostenibile non solo dal punto di vista dell’Ambiente. Giù le bandiere, su il buonsenso: teniamocelo stretto, il Ministro. @

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