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Creare consenso per abbattere il muro di gomma

Michele Crisci è il presidente Unrae eletto per il biennio 2017-2019. Dopo due mandati, si è conclusa la reggenza di Massimo Nordio. Nel suo discorso di insediamento, Crisci, presidente e ad di Volvo Car Italia, ha annunciato tra le altre cose: a) che continuerà “a consolidare il ruolo di Unrae quale interlocutore di riferimento degli organi istituzionali nelle scelte di politica economica e sociale che riguardano l’intero settore automotive in Italia”; b) che Unrae affronterà i temi legati alla mobilità in Italia “attraverso la realizzazione di una efficace cabina di regia di cui tutti avvertiamo il bisogno, guidata da un Mobility Champion”.
Un annuncio in continuità con la strategia dell’ultimo anno della presidenza Nordio. Nel corso del quale non solo è stata lanciata l’idea (lodevole) del Mobility Champion, ma c’è stato anche dialogo con il resto del mondo dell’auto, ivi compreso Alfredo Altavilla e dunque Fca, per concertare una strategia utile a ottenere l’ascolto da parte delle istituzioni.
A oggi, di risposte pubbliche in tal senso si ricorda solo la scarsa reattività del ministro Delrio quando l’idea del Mobility Champion venne lanciata. Dopodiché, il più tipico muro di gomma.
Intanto il mondo dell’auto ha fatto da solo, sostenendo con le proprie energie la ripresa del mercato. Fin dove può, fa da solo. Ma può continuare a farlo quando si parla di leggi, di scelte di politica economica e sociale, di infrastrutture, di dialogo? Certo no.

Cosa serve allora? Consenso. Ma da cercare in basso, se in alto non ascoltano.  Servono follower, servono like sulle pagine (fuori e dentro la metafora). Serve una buona comunicazione. Di qualità e di quantità. Unrae – per rimanere in tema – è anche un centro studi e statistiche, è anche un ufficio analisi e progetti: può produrre, e produce, fiumi di informazioni utili alla causa. Che però poi devono circolare. Non solo negli uffici che contano (e che tacciono), non solo nei convegni tra addetti ai lavori. Un esempio: chi è nel mondo dell’auto, sa che il 75,8% delle vetture circolanti in Italia ha almeno 8 anni di età, che il 42,5% ha almeno 11 anni, che il 10,9% ha più di 20 anni. Ma chi guida quelle auto sa davvero cosa significa questo in termini di inquinamento e/o di sicurezza? A informarli correttamente, siamo proprio certi che gli automobilisti (che sono i naturali follower dell’auto) non capirebbero il problema più e meglio di quanto non lo facciano le istituzioni?
Il mondo dell’auto ha al proprio interno le risorse per creare informazione e consenso intorno a sé, per farsi promotore della “nuova cultura della mobilità” di cui ha parlato Crisci, per provocare dal basso la spinta che porti davvero alla creazione della “cabina di regia di cui tutti avvertiamo il bisogno”. Può riuscirci se comprende che deve cominciare a “vendere” nel modo migliore il prodotto di maggior valore di cui dispone: se stesso.

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