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Cronaca minima di una rivoluzione digitale annunciata

Il 2 marzo il Gruppo editoriale l’Espresso (la Repubblica) e Itedi (La Stampa e Il Secolo XIX) annunciano la firma di un memorandum d’intesa per la fusione delle due società, che insieme controlleranno il 20% circa del mercato italiano della carta stampata, con una posizione di leadership sul mercato digitale. Nasce un polo che, al momento, può contare nel suo insieme su circa 5,8 milioni di lettori e oltre 2,5 milioni di utenti unici giornalieri sui siti d’informazione. Contestualmente, Fca, che con la fusione controllerà il 16% circa del capitale sociale del nuovo gruppo, annuncia l’uscita da Rcs Media Group (Il Corriere della sera e La Gazzetta dello Sport).
Il 16 marzo, nel corso del convegno Internet Motors, Valerio Perego, Sales Manager di Facebook, dice: “I concessionari saranno importanti ancora per 5 anni almeno”. Brividi in sala. Il 24 marzo sul web appaiono post e immagini che testimoniano il formarsi di assembramenti davanti ai Tesla Stores in giro per il mondo. Sono le avanguardie della massa di persone che il 31 marzo prenderà d’assalto i negozi Tesla per cominciare a prenotare (caparra: 1.000 dollari) la Model 3, l’elettrica low cost di cui in quel momento è certo solo il prezzo, 35mila dollari. Nelle prime 24 ore si conteranno 135mila prenotazioni. Tesla Motors è nata nel 2003. È una nativa digitale.
Il 30 marzo, nel corso di un fugace incontro, all’interlocutore che gli dice: “Implementare il sito Internet è la nostra priorità”, Fabrizio Longo, direttore di Audi Italia, risponde: “No, guarda: il digitale è la tua priorità”, e con 8 parole spalanca il futuro davanti agli occhi dell’interlocutore.

31 marzo, da Chicago, Sergio Marchionne avvisa: “Fca non farà mai scelte che limiterebbero le sue possibilità di partecipare alle opportunità legate alle auto a guida autonoma”. Poi aggiunge che sta dialogando “con soggetti che giocano un ruolo importante nella riformulazione di quello che poteva essere l’industria dell’auto”. Già che c’è, visto che Renzi in quei giorni è in visita negli Usa, il Ceo Fca informa che “La stabilità politica è importante per il Paese. Renzi io lo voterei”.
Il 1° aprile, per la terza volta dall’inizio dell’anno, Massimo Nordio, in qualità di presidente dell’Unrae, si trova a commentare – via comunicato stampa – risultati più che positivi per il mercato Italia delle immatricolazioni. E per la terza volta fa presente al Governo che a) il risultato è frutto esclusivo dello sforzo delle Case; b) l’auto in Italia sa camminare da sola, il tema centrale adesso è lo svecchiamento del parco circolante, che inquina e non è sicuro, e per farlo ci vuole l’intervento del Governo. Per la terza volta non s’ode risposta da parte del Governo. Un tweet avrebbe avuto più successo? Magari no, perché poi la questione è più delicata di quanto non sembri, visto che mette in gioco la credibilità di tutte le parti in causa e nessuno vuole assumersi determinate responsabilità a scatola chiusa (vedi 14 aprile). Però l’idea di riportare l’automobile al centro di tutto, ripulendola dall’immagine di macchina diabolica causa di tutti i mali, non sarebbe da scartare. Con azioni concrete, intorno alle quali creare consenso. Questo tocca a chi le automobili le fa, e a chi le vende (gli importatori, prima ancora che ad altri). Per questa ragione avere le spalle coperte da un folto gruppo di followers, i pretoriani digitali, non guasterebbe affatto. Il tweet di cui sopra diventerebbe virale, e “nessuna risposta” non sarebbe più un’opzione praticabile per il destinatario del cinguettio.
Il 13 aprile Alessio Balbi assume il ruolo di “coordinatore delle piattaforme digitali” de la Repubblica, nonché il ruolo di responsabile di Repubblica.it, il sito Internet del quotidiano. Balbi ha 37 anni, è laureato in Scienze della Comunicazione, nel 2003 è entrato a Repubblica.it come stagista. La qualifica affibbiatagli, all’epoca, da quelli che “Internet è un bluff” era: smanettone. Balbi, ben fiero di esserlo, ci ha fatto su una carriera.
Il 14 aprile, nel corso di un incontro informale, una figura Top del mondo dell’auto italiana commenta: “Già, creare consenso… Ma poi, mettiamola così: se io vendo olio, non lo produco ma lo vendo soltanto, posso giurare che l’olio venga prodotto come si deve e che alla fine sia per davvero soltanto olio?” (vedi 1° aprile). Questa è una cronaca minima, e a volte molto personale, degli ultimi due mesi. C’è dentro un po’ di tutto, ma sopra tutto c’è l’automobile. Anche dove sembra non esserci. Perché tutto quello che c’è è legato da un filo, sottile quanto si vuole, a volte nemmeno così evidente. Ma c’è, ed è molto resistente. È il cambio di marcia che già è in atto. Va veloce. Apre crepacci tra il prima e il dopo, perché prima e dopo, alla velocità di questo cambiamento, è questione di un attimo. Come una rivoluzione, esatto. Che se non sei tu a farla, lei comincia lo stesso, e poi ti travolge. @

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