Cerca
Cerca

Dazi, atto secondo. È sempre di scena la propaganda

Una condizione che rallenterà i decisori europei, proprio in un momento dove sono richieste scelte rapide e soprattutto produttive.

A parlare di elezioni europee si rimane col bicchiere mezzo vuoto. Se si comincia dai numeri delle affluenze, le urne sono andate semideserte, ancora una volta. In Italia solo il 49% degli aventi diritto ha avuto il coraggio di lasciare lo smartphone sul tavolo dei commissari elettorali per quei 12 secondi necessari per dipingere una qualunque cosa sulla scheda.
Nell’Unione dei 27, solo il 51% ha avuto lo stesso ardire.
Nessun allarme, solo la conferma che l’Unione è come un delfino che dorme: un emisfero cerebrale, quello sveglio, si occupa di allentamento quantitativo, l’altra metà dorme, sfinita dalla costruzione di cattedrali di norme e dal cammino necessario per coprire le distanze siderali che separano la politica di apparato dai cittadini. Approfondendo ora gli esiti della tornata elettorale, è successo che la destra è avanzata, travolgendo Macron in Francia e Scholz in Germania, ed è successo che nel Parlamento europeo le tre tradizionali compagini politiche, pur perdendo voti, hanno mantenuto la maggioranza. Nessun allarme, Ursula von der Leyen, a modo suo, aveva già messo le mani avanti allargando le proprie vedute a destra nel corso dell’Eurovision debate, poco prima delle elezioni.
Detto questo, prima che venga tracciata la linea di indirizzo dell’Unione con la nuova nomina (o la riconferma) del Presidente della Commissione, si possono già ipotizzare alcune conseguenze sulle politiche comunitarie. Non è difficile dubitare circa la tenuta delle politiche ambientali. Anche se il cambiamento climatico è caduto in fondo alla lista delle priorità degli elettori, dietro la crisi del costo della vita, i progressi del Green deal non verranno fermati. Già da un anno, i sondaggi mostrano che in Europa lo scetticismo climatico non ha più molti proseliti, anche se gli elettori sono meno tolleranti nei confronti delle misure ambientali che condizionano il tenore di vita. Quindi progetti come il Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism) o il Social climate fund, di fatto già su carta, andranno quasi certamente implementati. Vero, però, che non si può escludere un rallentamento. Altrettanto vero è che ora abbiamo uno scenario politico europeo più parcellizzato e di conseguenza più intricato. Una condizione che rallenterà i decisori europei, proprio in un momento dove sono richieste scelte rapide e soprattutto produttive. Oltre a questo, c’è un tema importante che va affrontato, riguarda l’introduzione dei dazi Ue nei confronti di prodotti automobilistici cinesi.
Il primo atto sui dazi era andato in scena a settembre dello scorso anno, quando Ursula von der Leyen dichiarò che l’Unione europea stava avviando un’indagine sul sostegno della Cina ai produttori di auto elettriche. Andrea Cardinali, Direttore generale di Unrae, giudicò la dichiarazione come un atto di propaganda politica. Il nostro commento mise l’accento sull’inconsistenza del provvedimento poiché significava andare alla ricerca della soluzione di un problema che affligge la propria economia in casa di altri, e dell’inalienabile importanza del libero mercato. In aggiunta, si era parlato del potere d’acquisto dell’euro, pesantemente tagliato dall’inflazione e il cui valore monetario in 20 anni è sceso del 23%.
A nove mesi dal concepimento di un’indagine dagli esiti scontati, venuta alla luce in un momento di evoluzione politica, la connotazione propagadistica rimane. Compito dell’Ue dovrebbe essere di agevolare la transizione, per dare all’industria continentale maggiore competitività. I dazi non potranno che portare la conseguenza di mortificare ulteriormente il mercato. Sull’argomento, tra le molte, abbiamo scelto la voce di Stellantis che, in quanto azienda globale, crede nella concorrenza libera e leale in un ambiente commerciale mondiale e non sostiene misure che contribuiscono alla frammentazione del mondo.
Infine la Cina che non vuole la guerra commerciale con l’Europa ed è più probabile, invece, che faccia mosse mirate, come l’imposizione di dazi sul brandy francese o sul vino italiano.

Editoriali e commenti
Iscriviti alla newsletter
Ogni settimana le principali news direttamente nella tua casella email.