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Di biciclette, automobili, integrazione (e qualche omissione)

Presa diretta. 1. Tipologia di cambio di velocità, ma anche: 2. Programma televisivo di approfondimento, in onda su Rai3 a partire dal 2009.
È in questa seconda veste che ne parleremo qui.
L’8 gennaio è andata in onda la prima puntata di “Presa diretta” della stagione 2018. È stata seguita da 1 milione 356 mila spettatori (share 5.2%) ed è stato il programma Rai più commentato sui social dell’intera serata: 52 mila interazioni. Il titolo della puntata era: “La bicicletta ci salverà”. Questa ne è stata l’introduzione: “Le nostre città e le nostre vite soffocano nel traffico, i livelli di inquinamento sono cronicamente al di sopra dei limiti consentiti, le malattie correlate alle polveri sottili aumentano, i tempi degli spostamenti urbani si allungano e il trasporto pubblico fatica a stare al passo delle esigenze di tutti. Così non possiamo andare avanti. E allora? Allora, a salvarci, sarà proprio la bicicletta”. Ancora: “In cima alla lista delle città da salvare c’è proprio la nostra capitale. A Roma ogni mattina si mettono in movimento 4 milioni e mezzo di persone, la maggior parte con la propria automobile. I romani infatti hanno il primato di auto per numero di abitanti, quasi 70 ogni 100 persone. D’altra parte gli investimenti sul trasporto pubblico sono in costante riduzione da molti anni così come la loro efficienza, 79 minuti è la durata media del viaggio per e dal posto di lavoro dell’eroico cittadino romano. Per non parlare degli investimenti sui mezzi meno inquinanti: meno 80% sui bus elettrici, meno 30% sui tram, e per quanto riguarda la metropolitana è stato calcolato che ci vorranno 80 anni per raggiungere la dotazione di altre capitali come Madrid, Berlino, o Londra”. Ancora, in conclusione: “Il mondo intero sta cercando il modo di risolvere il problema del traffico nelle grandi città, come abbattere l’inquinamento prodotto dalle macchine, come tornare a far vivere le città e farle diventare luoghi accoglienti e non posti dove ci si ammala”.

Va bene, ci sta. La bicicletta non inquina, non intasa le strade, in molti casi gode anche di piste ciclabili, fa bene alla salute. Ci sta di indicarla come una possibile soluzione al problema del traffico, va bene promuoverne l’uso anche per conservarsi in salute. Non vanno bene però, in un simile racconto, in una narrazione della realtà, le omissioni – e tutte in una sola direzione. Non una parola, nel corso della puntata di “Presa diretta”, sull’elettrificazione degli autoveicoli – privati e pubblici – come soluzione per combattere l’inquinamento. Non una parola sulle emissioni di CO2 del settore del riscaldamento da edifici, di 6 volte superiori a quelle prodotte dal settore della mobilità e dei trasporti motorizzati, o su quelle del settore delle attività industriali, di 2,5 volte superiori (Fonte: Osservatorio Autopromotec, febbraio 2017). Non una parola sulla necessità di un intervento istituzionale per accelerare (favorire, imporre…) lo svecchiamento del parco circolante: non solo le auto, che hanno un’età media di 10,5 anni, ma anche i veicoli commerciali medi e pesanti, che secondo gli ultimi dati in circolazione sono mediamente vecchi di 13 anni. Non una parola – ma questo è toglierci un sassetto del tutto personale dalla scarpa – ricordare quanto i ciclisti siano gli utenti deboli della strada ma non quanto, spesso, siano loro stessi a creare pericolo. E, per rimanere in tema, non una parola sui sistemi di protezione per ciclisti (e pedoni) che la maggior parte delle Case ha sviluppato e adottato negli ultimi anni.
Ma soprattutto, non una parola sull’integrazione. Che naturalmente è la sola possibile soluzione. Domani ci sarà l’elettrico, dopodomani l’auto a guida autonoma, prima o dopo anche le nostre città saranno smart e quindi sostenibili. Forse più dopo che prima, ma accadrà. Allora il problema del traffico e dell’inquinamento sarà risolto. Non sarà stata solo l’auto a farlo, non sarà stata solo la bicicletta a farlo. Sarà stata l’integrazione. Che comincia oggi, dentro la transizione da un sistema all’altro, dentro questo tempo dell’ibrido, che significa un sistema misto in cui due anime opposte convivono – ogni riferimento all’automobile è voluto, visto che sa come si fa a produrre e far marciare un sistema ibrido.
L’integrazione. Necessaria nella mobilità, nel trasporto, dentro e fuori dalle città, tra mezzi e sistemi, tra pubblico e privato. Lo sanno, e hanno provato a farlo comprendere a chi dovrebbe comprendere, quanti dall’interno del mondo dell’auto in Italia sottolineano, ormai da qualche anno, la necessità di creare un tavolo di discussione che abbia sedie per tutti, nessuno escluso. Non per chiedere regali o favori, ma organizzazione, programmi, certezze. Intelligenza, in una parola.
All’automobile, dunque, facciamo i migliori auguri per un buon 2018. Se l’inizio è stato quello visto in tv, ne ha davvero bisogno.
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