L’Unione europea ha bisogno di una politica industriale molto più coordinata, di decisioni più rapide e di investimenti massicci se vuole tenere il passo con Paesi rivali come Stati Uniti e Cina. Lo scrive Mario Draghi nel rapporto che gli è stato commissionato dalla Ue un anno fa su come l’Unione dovrebbe agire per mantenere competitiva la propria economia ‘green’ e digitale in un momento di crescenti tensioni globali. “La situazione attuale è davvero preoccupante”, ha detto Draghi in una conferenza stampa a Bruxelles. “La crescita in Europa sta rallentando da molto tempo, ma abbiamo sempre ignorato (il problema)… Ora non possiamo più ignorarlo. Adesso le condizioni sono cambiate”. Il protezionismo commerciale sta aumentando, le forniture di energia a basso costo dalla Russia sono finite, il blocco deve pagare di più per la sua difesa e la sua popolazione sta diminuendo. Nella sezione iniziale del rapporto di 400 pagine, Draghi afferma che il blocco ha bisogno di investimenti aggiuntivi di 750-800 miliardi di euro l’anno, fino al 5% del Pil. Si tratta di investimenti molto più alti persino dell’1-2% previsto dal Piano Marshall per la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. E il blocco deve agire su più fronti. “O si fa così o sarà una lenta agonia”, ha avvertito Draghi. Secondo Draghi, se l’Ue mantenesse la crescita media della produttività del lavoro registrata dal 2015, questo sarebbe sufficiente a mantenere costante il Pil nel 2050. Tuttavia, il blocco ha bisogno di maggiore ricchezza per spingere la decarbonizzazione, la digitalizzazione e il rafforzamento della difesa. L’ex banchiere centrale ha affermato che il blocco deve stimolare l’innovazione e far scendere i prezzi dell’energia, continuando a decarbonizzare e a ridurre la sua dipendenza da altri Paesi, in particolare dalla Cina per i minerali essenziali, e ad aumentare gli investimenti nella difesa.
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?


