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È rivoluzione se la fa il popolo, altrimenti è colpo di Stato

Quale lezione utile si può trarre dalla brutta storia della Superlega europea di calcio? Che senza il coinvolgimento del popolo (gli utenti, nel caso) una rivoluzione non solo non è tale, ma nemmeno riesce – un colpo di Stato fallito, al più. Che ai tempi della iper-comunicazione, la linea sottile che separa il successo di un’iniziativa dal suo fallimento è costituita anche dalla giusta comunicazione (trasparente, fatta a tempo, inclusiva). Che l’utente, il consumatore, infine: il cliente, non sempre è soltanto pecora che paga e tace, e che quando si afferma che oggi guida il cliente, è necessario avere l’accortezza di capire che è davvero così, e agire quindi di conseguenza. Certo: parliamo di calcio, forse l’ultimo terreno sul quale il popolo è disposto a fare la rivoluzione; e parliamo di un’iniziativa che ha avuto la capacità di scontentare tutti, in tutto il mondo e a tutti i livelli, con l’esclusione di 12 consigli di amministrazione (e solo per qualche giorno: la retromarcia di alcuni di essi è stata pressoché immediata); e parliamo comunque di interessi miliardari in ballo che viaggiano ben al di sopra delle teste dei clienti del calcio. Ma ci piace pensare che è dal basso che sia davvero partita la spinta contro-rivoluzionaria, e che l’emorragia dei partecipanti al tentato colpo di Stato sia cominciata grazie alla reazione, di pancia e di cuore, del popolo tradito. 

Guida il cliente, il consumatore: comanda davvero lui? Ascoltiamolo, allora. Perciò ecco l’esito dell’ultimo sondaggio relativo all’auto. Transport & Environment, nota anche come T&E, è la lobby che dal 1990 raccoglie le ong d’Europa attive nel settore dei trasporti e dell’ambiente – molto potente e molto ascoltata dalla Commissione europea. 
Nelle ultime settimane, oltre ad aver cominciato a preparare un piano di attacco (attenzione!) che ha come obiettivo gli ibridi plug-in, l’attuale ciambella di salvataggio per l’industria dell’auto, accusati – in soldoni – di essere in realtà ben più inquinanti dei corrispettivi motori a combustione interna, T&E ha commissionato un’indagine presso i consumatori europei sul tema della “liberazione” delle città dalle auto con emissioni superiori allo zero. 
L’indagine è stata effettuata da YouGov, a marzo, interpellando 10050 adulti che abitano 15 grandi città in 8 Paesi del Vecchio Continente. Si tratta di Londra e Birmingham (Regno Unito), di Madrid e Barcellona (Spagna), di Milano e Roma (Italia), di Berlino e Amburgo (Germania), di Parigi e Lione (Francia), di Bruxelles e Anversa (Belgio), di Cracovia (Polonia) e di Budapest (Ungheria).
La prima evidenza emersa è che 2 abitanti su 3 vogliono che, dopo il 2030, nelle loro città circolino esclusivamente veicoli a zero emissioni. Si tratta del 63% degli intervistati: il 29% si è detto contrario, l’8% ha affermato di non essere in grado di esprimersi. Scendendo nel dettaglio, e la cosa ci riguarda da vicino, gli abitanti di Roma 877%) sono stati i più fermi nella richiesta, seguiti da quelli di Barcellona (74%) e da quelli di Milano (73%). I meno favorevoli abitano invece ad Anversa e Berlino (solo il 51% pro-esclusione). La sensibilità ai temi ambientali è ormai davvero così radicata negli italiani?
La seconda evidenza – emersa dalle risposte date alla domanda: dopo il 2030 in Europa dovrebbero essere vendute esclusivamente auto a emissioni zero? – è che la maggioranza degli intervistati si è detta d’accordo. Ma gli abitanti che sono stati contagiati dal Covid-19, o hanno avuto uno e più contagiati tra parenti o amici, si sono rivelati i più intransigenti: 66% di sì raccolti in questo cluster, contro il 56% raccolto tra quanti non hanno avuto esperienza diretta del contagio. 
Terza evidenza, peraltro già del tutto evidente: si venderanno più auto a zero emissioni che auto a benzina o diesel quando le prime costeranno almeno quanto le seconde. Così ha risposto infatti il 55% degli intervistati alla domanda su cosa esattamente determinerà il sorpasso nelle vendite, dando per scontato che questo prima o dopo avverrà. Altre risposte: secondo il 51% accadrà quando la rete dei punti di ricarica (a casa, sui posti di lavoro, sulle strade) sarà pienamente sviluppata; secondo il 45% accadrà quando l’autonomia delle batterie di un’auto elettrica consentirà di coprire distanze che oggi possono essere coperte con il pieno su un’auto a benzina o diesel; secondo il 22% accadrà quando i Costruttori europei saranno in grado di produrre le batterie in Europa e non dovranno più dipendere dalla loro importazione (il che, secondo T&E, può accadere già entro quest’anno). E poi la sorpresa finale: secondo il 10% degli intervistati, il sorpasso nelle vendite non avverrà mai, nemmeno con costi di vetture e batterie decisamente ridotti e con infrastrutture capillarmente diffuse.

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