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Elettrico Italia, una serie ad alta intensità di idee

Elettrico Italia, una serie ad alta intesità di idee. Prosegue la bagarre, si va avanti a sportellate prima della Rivazza. Tutti lì, piede giù, a lambiccarsi il cervello in cerca dei perché del flop dell’auto elettrica, solo qui da noi.
“È che è tutta elettronica”. “No, no, le maniglie dorate”. “Ma de che, so’ le colonnine”. “A me non piace perché non fa il rumore, ecco”. “Guardi che lei si sbaglia, l’hanno detto alla radio, i conti non tornano”. 
Dopo la speed trap il punto della staccata arriva subito. Gli altri impostano e scorrono rapidi. Noi si surfa l’asfalto senza controllo su quattro ruote bloccate. Team radio: “È il prezzo, no scusa, la libertà”.
Ma non sarà la disinformazione endemica che affligge il nostro Paese?
E allora notizie, non troppo fresche per via della nostra periodicità mensile, ma di grande valenza in questo momento.
Notizia uno. È ufficialmente iniziata la battaglia dei prezzi. Tesla Nikola e Musk Elon hanno lanciato l’allarme rosso, un altro. E questa volta il colpo di teatro, secondo lo stile della Casa californiana, è stato quello di concedere una spettacolare riduzione dei prezzi. Sia in Cina, sia in America l’annuncio ha avuto conseguenze immediate. A Oriente clienti inferociti si sono presentati nelle concessionarie dopo aver pagato un prezzo più alto, solo poche settimane prima. Calcolatrice alla mano, se solo lo scorso dicembre in Cina sono state immatricolate 41.926 Tesla, le contestazioni devono essere state molte. D’altro canto, negli Stati Uniti si è assistito a un fenomeno che ha coinvolto l’usato. La riduzione dei prezzi ha impresso un’accelerazione alle vendite del nuovo, penalizzando le Tesla di seconda mano. Le auto americane non sono per tutte le tasche, poco da discutere, e nemmeno è possibile che la mossa della Casa sia stata spinta dall’onda politica delle regole integraliste, per permettere di far diventare l’auto elettrica per tutti, ma il segnale di sfida appare chiaro e il dubbio su come Tesla riuscirà a rimanere profittevole resta. Due ipotesi sembrano trovare il giusto spazio: da un lato l’efficienza nel processo di produzione, dall’altro, per conseguenza del primo, l’alto profitto per unità. Risultati ottenuti, a quanto pare, con una sapiente gestione della manodopera. Per costruire una Ice media ci vogliono circa trenta ore, per fare un’elettrica Tesla ne impiega dieci. Questo porta al dato, recentemente rilasciato, del profitto lordo medio di 15.653 dollari per auto. Secondo Reuters, è più del doppio di quello di Volkswagen, quattro volte quello di Toyota e cinque volte Ford. Bei soldi che fanno gola anche a chi all’elettrico non ci crede poi così tanto.

Notizia due. Akio Toyoda (66), nipote del fondatore di Toyota, da tempo è il più convinto sostenitore dell’ibrido e tra i più scettici a proposito del futuro dell’auto elettrica. A fine gennaio ha deciso di lasciare la gestione operativa a Koji Sato (53), da gennaio 2021 direttore operativo e chief branding officer di Toyota. Toyoda rimane con il ruolo di Presidente. Nel corso della conferenza stampa per annunciare l’avvicendamento, il neo Ad di Toyota, in bilico tra ermetismo e cauto spirito rivoluzionario, ha esposto il Sato-pensiero: “Vorremmo dimostrare l’impegno per rendere le auto migliori attraverso azioni e prodotti concreti. Come l’accelerazione del passaggio all’elettrificazione e l’impegno nella produzione di automobili che rispondano a diversi valori e bisogni locali”.
Alla Rivazza, prima di ricorrere alla via di fuga, scopriremo che nei listini delle Case auto le endotermiche non ci sono più.

Fine delle notizie, si parla ancora di alta intensità di idee. In molti si sono dati da fare per far rombare un’auto elettrica come se avesse una vera marmitta. Un lodevole gesto di vicinanza terapeutica al cliente assuefatto al rumore del ciclo Otto. Una patologia più grave di quella che oggi gli psicologi devono affrontare e nota come il magnifico rumore: la dipendenza legata al rumore del phon. Sembra che l’elettrodomestico possa offrire rifugio alla pressione della quotidianità dando sostegno con la regolarità del suono. Dai racconti di chi ama il phon si ipotizza che il suono aiuti a silenziare il flusso di quei pensieri quando questi ostacolano il rilassamento. Un problema che coinvolge sia gli amanti dell’asciugacapelli, sia quelli del motore endotermico: silenziare il flusso dei pensieri, una sorta di torpore celebrale che accomuna i due gruppi.
In entrambi i casi, meglio non indagare sui costi del capriccio fetish in termini di sostenibilità.

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