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Federauto verso il voto: che cosa vuole fare da grande?

Non male questo inizio di 2018 per l’Italia, qui dove il sistema della campagna elettorale in servizio permanente effettivo vige a qualunque livello. Non male, perché ovunque ci si sia voltati e ancora ci si volti, ecco lì un’elezione da tenersi. Nel breve volgere di qualche mese, in ordine cronologico, urne per eleggere le massime cariche di governo del calcio, del Paese e della federazione dei Concessionari automotive, Federauto.
Con il calcio si sa come è andata: due elezioni finite con due commissariamenti. Con la politica vedremo: intanto il nuovo che avanza fa la cresta sui rimborsi spese, il vecchio che torna firma fogli di carta in tv, il resto litiga su qualunque argomento possibile.
Rimangono le automobili, nel senso dei Concessionari, quelli che sono – oltre che imprenditori che ci mettono i soldi e la faccia – anche il punto di contatto fisico, a volte perfino umano, tra chi le automobili produce/esporta/importa e chi le automobili compra (e questo, qualcuno a volte sembra dimenticarlo, ahimé perfino tra i Concessionari stessi).
Restano le automobili. Il discorso si fa serio. La situazione è nota. Federauto oggi è guidata ad interim da Mario Beretta. Il presidente in carica, Filippo Pavan Bernacchi, è uscito di scena a fine dicembre 2017. Ha lasciato ai posteri, oltre a una lettera di commiato appassionata e colma di verità solo parzialmente rivelate, un buon numero di iniziative intraprese, alcune importanti novità introdotte, una serie di tracce da (eventualmente) seguire per il futuro. Pavan Bernacchi è andato via con un rimpianto certo: il progetto del Concessionario Doc, che ancora recentemente abbiamo sentito lodare da qualche suo collega che conta (e molto).

Ma Federauto resta. Ufficialmente acefala (non ce ne voglia Beretta), eppure viva e pensante, se è vero che riunioni più o meno ufficiali continuano a tenersi, e che oltre alle riunioni tutto un lavorìo di tessitura è quasi quotidianamente in corso all’interno della comunità dei Concessionari.
Non più: Chi farà il presidente?, ma: Cosa facciamo di Federauto?, è la domanda che sempre più spesso si sente porre – e quando non viene posta, la si sollecita, la si suggerisce. Perché poi questo è il punto. Chiedere: cosa facciamo di Federauto?, significa parlare del suo ruolo, dei suoi compiti: non di un centro di potere, di una o più poltrone, di una vetrina, ma del suo significato, della sua applicazione come ente che raccoglie e rappresenta, regola e sostiene coloro ai quali appartiene. I Concessionari.
Uscire dal circolo è l’idea che sembra stia prendendo piede. Dove circolo sta per giardino di casa, gestione familiare. I Concessionari che si descrivono dispersi in mille rivoli, non organizzati, non coordinati, sembra comincino ad avere una visione unitaria. Quella di una Federazione moderna, con un’impronta manageriale, magari gestita da un amministratore delegato di provenienza esterna e così non prigioniero di logiche interne al mondo dell’auto.
Una Federazione che sia capace di unire e non di separare, di erogare servizi, di integrare le diverse associazioni di marca, di farsi carico dei temi nuovi e delicatissimi che incombono, com’è quello della proprietà e del controllo dei dati, e anche dei temi vecchi e ugualmente delicati, come sono quelli della tassazione, della doppia Iva, dei contratti di lavoro, del riconoscimento da parte delle istituzioni…
I Concessionari, insomma, chiedono a sé stessi di avere il coraggio di cambiare. Che sembra tanto uno slogan, ma invece è la sola possibile strada da prendere per diventare grandi.
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