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Gli italiani e l’auto: cosa vogliamo farne di tanto amore?

Oggi per l’88% degli italiani l’automobile è sinonimo di libertà. Per il 90% è un mezzo di trasporto indispensabile, per il 94% non lo è meno di quanto lo era 20 anni fa. Per il 93% fa risparmiare tempo. Per l’87% fa sognare esattamente come lo faceva 20 anni fa.
Oggi il 78% degli italiani dice che l’automobile è sinonimo di inquinamento, ma allo stesso tempo l’88% degli italiani ha un immagine tra “molto positiva” e “abbastanza positiva” dell’automobile. Oggi l’83% degli italiani adora guidare o “decisamente” o “abbastanza”. E il 64% vede l’automobile come un oggetto di piacere. Oggi il 62% degli italiani dice che le notizie relative ai test sulle emissioni hanno avuto un impatto negativo sulla percezione delle marche coinvolte, e il 64% dice che questo avrà un impatto negativo sulla scelta della prossima auto. Ma allo stesso tempo – repetita iuvant – l’88% degli italiani ha un immagine tra “molto positiva” e “abbastanza positiva” dell’automobile. E il 28% degli italiani dice che la prossima auto che acquisterà sarà un diesel. Oggi il 63% degli italiani dice che l’equipaggiamento irrinunciabile dell’auto di domani è quello relativo alla sicurezza, il 44% dice che è quello relativa all’assistenza alla guida, il 24% dice che è la connettività. L’84% degli italiani dice che fra 10 anni il ruolo dell’automobile sarà importante esattamente quanto lo è oggi.
È possibile raccontare una passione, un amore, attraverso i numeri? Lo abbiamo appena fatto, grazie all’istantanea che ritrae oggi gli automobilisti italiani così come pensano e agiscono (e che è stata scattata dall’Osservatorio Auto Findomestic). Appassionati, fedeli, consapevoli; a volte in apparente contraddizione con sé stessi, più spesso coerenti, consequenziali. Attaccati all’automobile. Sono, siamo così.
Nel corso dell’ultimo anno ci è sembrato opportuno sottolineare come il mondo dell’auto, così fortemente, e giustamente, in cerca di una sponda nelle istituzioni, necessaria per poter costruire il proprio futuro programmandolo, a volte sembra dimenticare quale è il suo vero punto di forza.

Eppure è lì, sotto gli occhi di tutti, davvero a portata di mano: l’automobilista. Che prima di tutto acquista l’automobile, certo; ma subito dopo vive l’automobile. Il che si traduce perlopiù in una lotta quotidiana con il traffico, le strade che sembrano quelle di città appena bombardate, le tasse, l’Iva, i rincari dei costi del carburante, le leggi e le regole che cambiano dalla sera alla mattina… Tutte cose note. Eppure l’automobilista italiano ama l’automobile. Dice: è sinonimo di libertà. Adora guidare. Ha e conserva una visione positiva dell’auto. Che sopravvive anche all’uso non del tutto positivo che a volte l’automobile – nel caso: l’Industria – ha fatto e fa di se stessa.
Nelle pagine del numero di giugno pubblichiamo un’intervista con il presidente Unrae, Michele Crisci. Che indica come urgente, ora che il Governo sembra aver cominciato a muoversi verso la creazione di un progetto per la mobilità, la necessità che “il mondo dell’auto sia compatto, che tutti partecipino”. Rinnoviamo la riflessione di qualche mese fa: quel “tutti” dovrebbe comprendere anche l’automobilista. L’utilizzatore finale del prodotto. Che non significa, in questo caso, il cliente, perché siamo oltre il mercato, qui. Il mercato è una conseguenza, a volte. Solo una conseguenza.
Prendiamo la necessità di svecchiare il parco circolante. Le Case lo ripetono da anni. All’improvviso il Governo si attiva e lo definisce necessario e parla di introdurre questo o quel sistema di rottamazione e/o incentivazione. All’automobilista arriva l’eco di una possibile futura introduzione di incentivi statali. Se tutto va bene, se lo dimentica; se tutto va male, non compra l’auto nuova che voleva comprare e aspetta di vedere se nei prossimi mesi, forse…
Intanto si è creato un vuoto. Chi dovrebbe riempirlo? Il Governo? La Politica? Non lo fanno. Può farlo il mondo dell’auto può riempire. Parlando direttamente con l’automobilista. Chiedendogli se lo sa, lui, cosa significhi davvero circolare con una Euro 0-1-2 in termini di inquinamento e di sicurezza e anche di costi. Informandolo. Avvicinandolo: non come cliente, ma perché come automobilista: siamo dalla stessa parte, tu e io.
Può accadere perfino, alla fine, che quell’automobilista capisca che è un suo diritto togliere dalla strada le Euro 0-1-2, anche se è lui stesso a guidarne una.
Può accadere l’impensabile, quando è in ballo la passione. E su una passione così, quella degli italiani per l’auto, si può costruire. Disperderla sarebbe una pena. Anche e soprattutto per ragioni di campanile. Ogni brand ha la propria storia, la propria forza, la propria dignità. Ma ce n’è uno che più di ogni altro va difeso e protetto: l’automobile. Perché li contiene tutti.

 

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