Il 2025 chiude in rosso: 1.526.000 targhe, -2,5%. Privati sempre in crisi, le Km0 non mancano mai
Ed è sempre il Privato, che nel corso del 2025 ha perso più di 85mila targhe, pari a 4 punti di quota e al 9,3% in volumi, a dover constatare che anche con un mercato in stallo i listini restano comunque alti.
Inutile negarlo, dicembre definisce sempre di che stoffa è fatto il mercato. Secondo i dati comunicati da Unrae, a parità di giornate di vendita, nel mese sono state immatricolate 108mila autovetture per una crescita tendenziale del 2,2%. Un risultato che ha l’aspetto della mezza porzione e il gusto dolciastro di una carota stracotta. Il 2025 si chiude mestamente a 1.526.000 immatricolazioni, con un calo del 2,1%.
E quindi? Di certo non è un crollo, ma il mercato, come se a distanza di 5 anni il confronto contasse ancora qualcosa, resta strutturalmente al di sotto dei livelli pre-Covid; la domanda, con i Privati sempre un po’ meno protagonisti (17° mese in rosso), è ben lungi dal trainare la crescita e chi compra un’auto lo fa più per la dannata necessità di sostituzione che per entusiasmo, meno che mai per la capacità di spesa da tempo ridotta al lumicino. Contemporaneamente il valore si sposta dai volumi al mix: meno auto vendute, ma più ibride, elettriche, più costose e più tecnologiche. Tutti chiari sintomi di un settore in fase di profondo cambiamento: Concessionari, costruttori e filiera guadagnano meno sui numeri e di più su servizi, finanziamenti, usato (mai abbastanza), postvendita. Ma il cambiamento, si sa, genera dubbi, esitazioni e soprattutto incertezze.
Ed è sempre il Privato, che nel corso del 2025 ha perso più di 85mila targhe, pari a 4 punti di quota e al 9,3% in volumi, a dover constatare che anche con un mercato in stallo i listini restano comunque alti, e che bisogna far parte di precisi ed esclusivi cluster per godere di sconti mirati, perdendo ogni speranza su politiche con ribassi strutturali.
E quindi? La conseguenza è che se si continua ad aspettare l’incentivo giusto il nuovo acquisto di un’auto potrebbe non arrivare mai. Tra le alimentazioni, il 2025 ha definito che la scelta è più confusa che mai, tra la soluzione “ponte” dell’ibrido, l’elettrico non per tutti e le motorizzazioni tradizionali intese come una rassicurante “coperta di Linus”, non si riesce a spiegare che quel che conta è l’uso reale dell’auto, non le idee politiche o le interpretazioni mediatiche.
Previsioni 2026: per Unrae 1.540.000 unità, quindi sostanziale parità con il 2025; Dataforce più ottimista con un mercato da 1,612 milioni di targhe per una crescita prossima al 5%. Buon 2026 a tutti!
Il 2025 chiude in rosso: 1.526.000 targhe, -2,5%. Privati sempre in crisi, le Km0 non mancano mai
Inutile negarlo, dicembre definisce sempre di che stoffa è fatto il mercato. Secondo i dati comunicati da Unrae, a parità di giornate di vendita, nel mese sono state immatricolate 108mila autovetture per una crescita tendenziale del 2,2%.
Un risultato che ha l’aspetto della mezza porzione e il gusto dolciastro di una carota stracotta. Il 2025 si chiude mestamente a 1.526.000 immatricolazioni, con un calo del 2,1%.
E quindi? Di certo non è un crollo, ma il mercato, come se a distanza di 5 anni il confronto contasse ancora qualcosa, resta strutturalmente al di sotto dei livelli pre-Covid; la domanda, con i Privati sempre un po’ meno protagonisti (17° mese in rosso), è ben lungi dal trainare la crescita e chi compra un’auto lo fa più per la dannata necessità di sostituzione che per entusiasmo, meno che mai per la capacità di spesa da tempo ridotta al lumicino.
Contemporaneamente il valore si sposta dai volumi al mix: meno auto vendute, ma più ibride, elettriche, più costose e più tecnologiche.
Tutti chiari sintomi di un settore in fase di profondo cambiamento: Concessionari, costruttori e filiera guadagnano meno sui numeri e di più su servizi, finanziamenti, usato (mai abbastanza), postvendita. Ma il cambiamento, si sa, genera dubbi, esitazioni e soprattutto incertezze.
Ed è sempre il Privato, che nel corso del 2025 ha perso più di 85mila targhe, pari a 4 punti di quota e al 9,3% in volumi, a dover constatare che anche con un mercato in stallo i listini restano comunque alti, e che bisogna far parte di precisi ed esclusivi cluster per godere di sconti mirati, perdendo ogni speranza su politiche con ribassi strutturali.
E quindi? La conseguenza è che se si continua ad aspettare l’incentivo giusto il nuovo acquisto di un’auto potrebbe non arrivare mai. Tra le alimentazioni, il 2025 ha definito che la scelta è più confusa che mai, tra la soluzione “ponte” dell’ibrido, l’elettrico non per tutti e le motorizzazioni tradizionali intese come una rassicurante “coperta di Linus”, non si riesce a spiegare che quel che conta è l’uso reale dell’auto, non le idee politiche o le interpretazioni mediatiche.
Previsioni 2026: per Unrae 1.540.000 unità, quindi sostanziale parità con il 2025; Dataforce più ottimista con un mercato da 1,612 milioni di targhe per una crescita prossima al 5%. Buon 2026 a tutti!
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?