Cerca

Il caldo non è un’opinione

La domanda di sostenibilità non nasce nei ministeri di Bruxelles: nasce nelle città soffocate dal caldo, nei costi sanitari, nelle assicurazioni che faticano a coprire gli eventi estremi, nelle infrastrutture messe sotto pressione dalle temperature record.

C’è una bella differenza tra il clima e le opinioni politiche. E fin qui non sembra ci siano dubbi. Ma è già da qualche anno che, quando l’estate si fa insopportabilmente bollente, torna il solito equivoco. Temperature record e siccità sono ancora per molti un’anomalia transitoria, un errore del sistema destinato a correggersi da solo. Per usare un termine che il mondo digitale ha reso popolare, e che l’intelligenza artificiale ci ha insegnato a conoscere quando produce risposte deliranti o completamente sbagliate, molti continuano a leggere il riscaldamento globale come un glitch: un banale malfunzionamento del software.

Va precisato, tuttavia, che i numeri raccontano una storia diversa.
La notizia ha già qualche mese, ma il valore rimane significativo; parliamo della ricercatrice italiana e biochimica di fama internazionale Marina Romanello, Direttrice esecutiva del Lancet Countdown on Health and Climate Change, il più importante osservatorio internazionale che analizza gli effetti del cambiamento climatico sulla salute umana, ha sintetizzato in poche parole anni di studi: “È la prima volta che si riesce a quantificare l’impatto sanitario del cambiamento climatico su scala globale”. Lo studio sposta il tema dal terreno ambientale a quello sanitario.

I risultati del rapporto 2025 sono forti. Circa 2,5 milioni di morti all’anno sono attribuite all’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili. I decessi legati al caldo sono aumentati del 23% rispetto agli anni ‘90. La mortalità da calore è arrivata a circa 546.000 decessi annui a livello mondiale. Tra il 2020 e il 2024, l’84% dei giorni di ondata di calore sperimentati dalla popolazione mondiale non si sarebbe verificato senza il cambiamento climatico. Risultati difficili da ignorare, e tanto per rimanere concentrati sui fatti nostri, l’Italia emerge come uno dei Paesi europei più vulnerabili, con la mortalità da combustibili fossili che è di circa 41 morti ogni 100.000 abitanti, uno dei valori più elevati del Continente. E ancora, nell’estate del 2022 l’Italia è risultata tra i Paesi con il maggior numero di decessi attribuibili alle alte temperature.

Ora, è certamente legittimo interrogarsi sui costi della transizione energetica, sui tempi, sulle priorità industriali o sugli effetti occupazionali. È altrettanto lecito criticare alcune scelte europee, la gestione degli incentivi o le strategie dei costruttori auto. Invece, quello che appare difficile da sostenere è che il problema non esiste. Nell’automobile il cambiamento climatico viene spesso semplificato fino a trasformarsi in una scelta di campo. L’auto elettrica viene alternativamente presentata come la soluzione universale oppure come il principale responsabile di tutti i mali dell’industria europea.

L’auto elettrica non salverà il mondo, non eliminerà da sola le emissioni, non fermerà il riscaldamento globale e non risolverà i problemi energetici del pianeta. Pensare il contrario significa attribuire a una tecnologia responsabilità che appartengono a interi sistemi economici e sociali. Ma sostenere che non serva a nulla rappresenta un errore altrettanto grave.

La mobilità elettrica, oggi, rappresenta un cambiamento culturale. Introduce il concetto di decarbonizzazione nelle scelte quotidiane delle persone, delle aziende e delle amministrazioni. Costringe a ragionare sull’energia, sull’efficienza, sulle fonti rinnovabili e sul rapporto tra consumi e ambiente.

L’industria automobilistica europea ha certamente bisogno di neutralità tecnologica, di tempi realistici e di politiche industriali capaci di preservare occupazione e competitività. Ma ha anche bisogno di prendere atto che il mondo sta cambiando. La domanda di sostenibilità non nasce nei ministeri di Bruxelles: nasce nelle città soffocate dal caldo, nei costi sanitari, nelle assicurazioni che faticano a coprire gli eventi estremi, nelle infrastrutture messe sotto pressione dalle temperature record.
Il cambiamento climatico non cerca consenso politico, si limita a presentare il conto.
🖐️

Editoriali e commenti
Iscriviti alla newsletter
Ogni settimana le principali news direttamente nella tua casella email.