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Il mercato globale dell’auto rallenta a giugno, pesa il forte calo della Cina

Le vendite mondiali di veicoli leggeri restano deboli: Europa e Stati Uniti mostrano maggiore resilienza grazie alla domanda di elettriche e a un contesto più favorevole, ma le tensioni geopolitiche mantengono elevata l'incertezza sul secondo semestre.

A giugno il mercato globale dei veicoli leggeri (LV) ha mostrato un andamento sostanzialmente stagnante, con un ritmo di vendita annualizzato inferiore a 90 milioni di unità, invariato rispetto a maggio e ancora lontano dai livelli registrati un anno fa. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite mondiali hanno raggiunto 42,7 milioni di unità, in calo del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A pesare è soprattutto la Cina, dove il mercato continua a registrare una forte contrazione a causa dell’aumento dei costi dei carburanti, che si somma a un contesto economico già difficile. Al contrario, escludendo il mercato cinese, la domanda si è mantenuta relativamente solida. Negli Stati Uniti le vendite sono state sostenute da un giorno lavorativo aggiuntivo, mentre l’Europa occidentale ha proseguito il percorso di crescita grazie all’espansione dell’offerta di veicoli elettrici a batteria (BEV).

Nel dettaglio, l’Europa occidentale ha chiuso giugno con il quinto mese consecutivo di crescita, raggiungendo 1,4 milioni di immatricolazioni (+10,8% su base annua). Il mercato continua a beneficiare della domanda di elettriche, favorita dagli sconti applicati dai costruttori per rispettare gli obiettivi sulle emissioni e contrastare la crescente concorrenza dei marchi cinesi.

Negli Stati Uniti le vendite sono aumentate dell’8,4%, mentre l’India continua a distinguersi come uno dei mercati più dinamici con una crescita superiore al 24%. Anche il Brasile mantiene un andamento positivo, sostenuto dall’espansione dei costruttori cinesi.

Secondo GlobalData, il quadro per la seconda metà del 2026 resta comunque prudente. Un eventuale nuovo aumento dei prezzi del petrolio, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente, potrebbe incidere negativamente sull’inflazione, sui costi di utilizzo dei veicoli e sulla domanda globale.

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