Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?
Per oltre trent’anni InterAutoNews ha raccontato l’industria automobilistica secondo la logica della globalizzazione. Catene di fornitura lunghe e componenti costantemente imbarcati in viaggi intercontinentali. Uno scenario – anche questo al pari di molti altri – in via di profonda trasformazione.
Alla globalizzazione si sono affiancate le dinamiche della regionalizzazione: produrre più vicino ai mercati, accorciare le filiere, proteggere le tecnologie strategiche e ridurre le dipendenze geopolitiche. L’auto è il settore che rappresenta meglio questo cambiamento. La Cina continua a espandersi a velocità folle; l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone cercano di riportare sul proprio territorio le produzioni essenziali. In questo contesto è importante osservare che il vantaggio competitivo non dipende solo dalla capacità produttiva.
Per fortuna la tecnologia non è soltanto una questione di investimenti. Lo dimostra la macchina per litografia EUV (Extreme Ultraviolet; serve a realizzare i circuiti microscopici sui chip più avanzati) prodotta dall’olandese ASML. Del valore di oltre 400 milioni di dollari, rappresenta uno degli oggetti tecnologicamente più complessi mai costruiti. Nonostante investimenti giganteschi, la Cina non dispone ancora di un’alternativa equivalente. Non perché manchino le risorse finanziarie o gli ingegneri, ma perché esiste una differenza netta tra possedere un progetto e possedere il patrimonio di conoscenze e competenze manifatturiere accumulate in decenni. È una lezione anche per l’automotive.
Costruire un’automobile è sempre più “semplice” dal punto di vista industriale. Progettarla, aggiornarla, renderla desiderabile, organizzare una rete commerciale efficiente, costruire un marchio credibile e creare un’esperienza cliente efficace rimangono attività difficilmente replicabili. La sfida competitiva con la Cina è appena iniziata e si giocherà sempre meno sul costo del lavoro e sempre più sulla capacità di innovare, progettare e interpretare i bisogni dei clienti.
Lo stesso fenomeno emerge osservando il percorso dell’IA in questo periodo. Mentre la scrittura di codice, testi, immagini e analisi diventa rapidamente una commodity, cresce il valore del giudizio. Non è un caso che i grandi laboratori di IA assumano filosofi, esperti di etica e studiosi delle scienze umane. Automatizzare rende l’esecuzione facile, ma la capacità di scegliere la giusta direzione rimane il passaggio più complesso. Anche la matematica, il linguaggio della certezza, contiene verità che non possono essere dimostrate utilizzando solo le proprie regole.
Ogni sistema complesso incontra un limite interno. Vale per la matematica e vale per gli algoritmi. Per quanto sofisticata, nessuna macchina può eliminare l’incertezza: rimane sempre uno spazio che richiede interpretazione, esperienza e responsabilità. È in questo spazio che si colloca il futuro della distribuzione dell’auto. Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta? L’intelligenza artificiale renderà più efficienti i processi, automatizzerà attività ripetitive e aumenterà la produttività delle organizzazioni. Ma per questo diventeranno più preziose le competenze che non possono essere codificate: la creatività, il giudizio, la relazione con il cliente, la capacità di prendere decisioni in situazioni nuove e di trasformare l’incertezza in fiducia.
La competizione dei prossimi anni non sarà tra uomo e macchina, o tra l’Europa e la Cina. Sarà tra chi considera la tecnologia un sostituto dell’intelligenza e chi la utilizza come moltiplicatore delle competenze umane. È questa la nuova frontiera della globalizzazione: un mondo in cui i prodotti possono circolare ovunque, ma il valore continua a nascere dalle persone e dai territori che sanno creare conoscenze difficili da imitare.
Il valore che non si può copiare
Per oltre trent’anni InterAutoNews ha raccontato l’industria automobilistica secondo la logica della globalizzazione. Catene di fornitura lunghe e componenti costantemente imbarcati in viaggi intercontinentali. Uno scenario – anche questo al pari di molti altri – in via di profonda trasformazione.
Alla globalizzazione si sono affiancate le dinamiche della regionalizzazione: produrre più vicino ai mercati, accorciare le filiere, proteggere le tecnologie strategiche e ridurre le dipendenze geopolitiche. L’auto è il settore che rappresenta meglio questo cambiamento. La Cina continua a espandersi a velocità folle; l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone cercano di riportare sul proprio territorio le produzioni essenziali. In questo contesto è importante osservare che il vantaggio competitivo non dipende solo dalla capacità produttiva.
Per fortuna la tecnologia non è soltanto una questione di investimenti. Lo dimostra la macchina per litografia EUV (Extreme Ultraviolet; serve a realizzare i circuiti microscopici sui chip più avanzati) prodotta dall’olandese ASML. Del valore di oltre 400 milioni di dollari, rappresenta uno degli oggetti tecnologicamente più complessi mai costruiti. Nonostante investimenti giganteschi, la Cina non dispone ancora di un’alternativa equivalente. Non perché manchino le risorse finanziarie o gli ingegneri, ma perché esiste una differenza netta tra possedere un progetto e possedere il patrimonio di conoscenze e competenze manifatturiere accumulate in decenni. È una lezione anche per l’automotive.
Costruire un’automobile è sempre più “semplice” dal punto di vista industriale. Progettarla, aggiornarla, renderla desiderabile, organizzare una rete commerciale efficiente, costruire un marchio credibile e creare un’esperienza cliente efficace rimangono attività difficilmente replicabili. La sfida competitiva con la Cina è appena iniziata e si giocherà sempre meno sul costo del lavoro e sempre più sulla capacità di innovare, progettare e interpretare i bisogni dei clienti.
Lo stesso fenomeno emerge osservando il percorso dell’IA in questo periodo. Mentre la scrittura di codice, testi, immagini e analisi diventa rapidamente una commodity, cresce il valore del giudizio. Non è un caso che i grandi laboratori di IA assumano filosofi, esperti di etica e studiosi delle scienze umane. Automatizzare rende l’esecuzione facile, ma la capacità di scegliere la giusta direzione rimane il passaggio più complesso. Anche la matematica, il linguaggio della certezza, contiene verità che non possono essere dimostrate utilizzando solo le proprie regole.
Ogni sistema complesso incontra un limite interno. Vale per la matematica e vale per gli algoritmi. Per quanto sofisticata, nessuna macchina può eliminare l’incertezza: rimane sempre uno spazio che richiede interpretazione, esperienza e responsabilità. È in questo spazio che si colloca il futuro della distribuzione dell’auto.
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta? L’intelligenza artificiale renderà più efficienti i processi, automatizzerà attività ripetitive e aumenterà la produttività delle organizzazioni. Ma per questo diventeranno più preziose le competenze che non possono essere codificate: la creatività, il giudizio, la relazione con il cliente, la capacità di prendere decisioni in situazioni nuove e di trasformare l’incertezza in fiducia.
La competizione dei prossimi anni non sarà tra uomo e macchina, o tra l’Europa e la Cina. Sarà tra chi considera la tecnologia un sostituto dell’intelligenza e chi la utilizza come moltiplicatore delle competenze umane. È questa la nuova frontiera della globalizzazione: un mondo in cui i prodotti possono circolare ovunque, ma il valore continua a nascere dalle persone e dai territori che sanno creare conoscenze difficili da imitare.
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?