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Inflazione al 3,3% nell’Eurozona, cresce la pressione sulla BCE per un nuovo rialzo dei tassi

L’energia spinge nuovamente i prezzi sopra il 3%. Un’ulteriore stretta monetaria appare sempre più probabile, con effetti potenziali anche su credito, finanziamenti auto e domanda automotive.

L’inflazione torna ad accelerare nell’Eurozona. Secondo la stima preliminare di Eurostat, ad agosto 2026 il tasso annuo è salito al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell’energia, balzata al +14,3%. Più contenute le altre componenti: i servizi rallentano al 3%, mentre l’inflazione di fondo, al netto di energia, alimentari, alcol e tabacco, scende dal 2,5% al 2,4%.

I nuovi dati rafforzano l’ipotesi di un ulteriore intervento della BCE. A giugno Francoforte aveva già aumentato i tassi di 25 punti base, mentre a luglio aveva scelto una pausa per valutare durata e conseguenze dello shock energetico. Nei verbali dell’ultima riunione, pubblicati il 27 agosto, il Consiglio direttivo osserva però che un altro rialzo potrebbe essere necessario se le prospettive sull’inflazione non migliorassero significativamente. La BCE non si è comunque impegnata formalmente ad aumentare i tassi già a settembre e continua a seguire un approccio basato sui dati e sulle decisioni riunione per riunione.

I mercati avevano già quasi interamente incorporato un rialzo nella riunione del 9-10 settembre. Per il settore automotive, un nuovo irrigidimento monetario significherebbe mantenere più elevato il costo del credito, con possibili conseguenze su finanziamenti e leasing, domanda dei privati, rinnovi delle flotte e costo dello stock per la rete Dealer. Il nodo resta l’energia: la stessa BCE sottolinea che lo shock attuale deriva soprattutto dall’offerta e che, finora, gli effetti di secondo livello su salari e inflazione strutturale restano contenuti.

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