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Km0, uno dei canali di mercato e non una stortura, ma la campana a morto per il modello di Agenzia

È infatti chiaro che se non ci sono i Dealer non si fanno km0.

Negli ultimi tre giorni di marzo è stato immatricolato il 40,1% del totale mercato, con punte di oltre il 50% per molti marchi. Così il comunicato stampa di Federauto del 2 aprile scorso.
Che cosa è cambiato in quindici anni nel mercato dell’auto? A leggere il numero dell’autoimmatricolato si direbbe che le cose siano peggiorate. Non c’è da scandalizzarsi, ci sono situazioni, come il mercato tedesco dove l’autoimmatricolato è ancora più alto, anche se il fenomeno è condizionato dal peso complessivo dell’industria automobilistica e dal fenomeno delle auto aziendali.
Ma viene da pensare, anche alla luce del fatto che alla crescita in marzo delle km0 corrisponde il segno negativo per il totale mercato e per i Privati, come possano esserci attorno a noi, anche commentatori di grido, che continuano a piangere sul decisionismo istituzionale che avrebbe distorto, con l’insistenza sull’elettrico, le regole tra domanda e offerta.
Alcuni giorni fa l’Istat ha presentato l’indagine demografica che, come scrive Il Foglio, offre “qualche luce e le solite ombre”, le luci sono che rimane sostanzialmente invariato il numero di teste, di abitanti; il fatto di averne persi solo 7.000, di fronte agli anni precedenti in cui la media era 150.000, parrebbe una buona notizia.
Salvo poi passare alle ombre, record negativo nelle natalità, sotto i 400.000 annui, ne abbiamo persi ulteriori 14.000 rispetto al 2022, e se la gente è morta meno lo si deve solo al fatto è che il confronto avviene con gli anni nefasti della pandemia.
Mettiamo insieme le cose, ecco che in un Paese (ma direi in una macroarea che è l’Occidente europeo) sempre più vecchio e sempre più spento, con una saturazione di auto (siamo con il Lussemburgo il Paese con più auto ogni 100 abitanti) l’unica speranza di rinascita di tutto il comparto è legata a un cambio tecnologico, e quando pensiamo alla rinascita, in un mercato sano, pensiamo all’insieme dei fattori industriali e distributivi.
Per questo, prima ancora che per il clima, prima ancora che per la qualità di guida che è tutta da scoprire, basterebbe capire che solo per questo fatto di ripartenza industriale le crociate antielettrico sono veramente fuori luogo.
Si obietta, ma l’indotto, ma le nostre fabbriche. Circa l’indotto, sono almeno 15 anni che si parla di elettrico, e si prospetta un cambiamento di paradigma nella costruzione di auto, è un problema ma è un problema che non scopriamo oggi, e se tocca alle istituzioni diluire il cambiamento per non fare troppi morti, tocca all’impresa innovare e trovarsi un mercato.
Non parliamo neppure delle fabbriche, che come sappiamo tutti, si sono ridotte, gloriosa Panda a parte, a marginali produzioni del Gruppo Stellantis.
E anche qui, senza sollevare nessuno dalle sue responsabilità, dovremmo riflettere su come si è arrivati a questa situazione.
Sempre a proposito dell’esordio con i km0, questo mercato, che va considerato un mercato e non una stortura del medesimo, è un poco la campana a morto per le aspirazioni di riforma contrattuali e del modello Agenzia.
È infatti chiaro che se non ci sono i Dealer non si fanno km0 e se si scegliesse di farli, il gigantesco costo finanziario ucciderebbe la più florida delle Case auto.
Se dubitate di ciò provate a indagare sui volumi e sui conti di Mercedes Uk.
Una vittoria del buon senso si dirà, forse è più giusto pensare a una vittoria dell’inevitabile, anche se non ci deve sfuggire che il rapporto con il cliente finale non può risolversi con la vendita di “servizi” che limitano nel tempo obiettivamente la libertà di acquisto del cliente, che spesso è pure quello più indifeso e senza alternative.
E in tal senso il film è ancora tutto da vedere.
Insomma, repetita juvant, o se preferite gutta cava lapidem, noi insisteremo su questi temi fino alla nausea perché non ci piace la piega conformista e opportunista che ha preso il ragionare sul cambiamento necessario.
I segnali del cambiamento ci sono tutti, li trovate anche in questo post, di un amico che è stato a Ginevra e che ci ha mandato una nota che forse è un poco di pancia, ma coglie i molti cambiamenti a cui il nostro mondo è soggetto: “Andato, pieno di svizzeri che dovevano decidere che auto comprarsi, una componente sempre presente a Ginevra. Alcune foto, la grossa componente di nostalgia, con le auto di un altro tempo, la fortissima di fatto esclusiva a parte Renault, presenza dei cinesi. Interessante l’uso della lingua inglese in tutti gli stand rispetto al consueto francese. Scritto a mano su un foglietto ‘cerchiamo dealers’. BYD, addirittura con un apposito contenitore in cui infilare il proprio biglietto da visita. Comunque auto cinesi progettate e assemblate in California. Elettrico a parte, molte proposte full hybrid a completamento dell’offerta. ‘Il passato è già finito; è il futuro che non è ancora incominciato’”. Enrico
E poi, Signori, restiamo umani, e non esageriamo con lo show business perché i tempi sono molto difficili.
E non scherziamo neppure troppo con i richiami autarchici, l’ultima volta che lo abbiamo fatto è andata male, e il segnale che ha dato Volkswagen in questi giorni, dove il mercato domestico verrà seguito non più direttamente ma da un distributore, è chiarissimo, un mercato maturo, senza spazi realistici di rilancio, dove bisogna prima di tutto ridurre i costi, anche a discapito di qualche perdita di volume.
E, diciamocelo con onestà, non è affatto una bella notizia.
Per questo oggi si digiuna, anzi si mangia poco, molto poco.
Paolo Bricco intervista Josè Tolentino, prefetto del dicastero cultura ed educazione del Vaticano, il 31 marzo, domenicale del Sole, e il prelato conclude il suo racconto di una pastorale fatta di fratellanza e appassionata umanità con una poesiucola di Tonino Guerra che, appena uscito dal campo di concentramento, scrive:
Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare
una farfalla
senza la voglia di mangiarla.
Tragico, poetico, liberatorio, intenso.
Come l’arte.
Come l’amore.
Come la vita.

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