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L’auto in Italia accelera, ma ora più trasparenza

Con gli inevitabili distinguo, i commenti che hanno accompagnato la diffusione delle immatricolazioni di gennaio delle auto nuove in Italia sono tutti orientati ad un ottimismo più o meno diffuso, con l’inevitabile corollario di inviti alle istituzione di fare la loro parte, non contando solo ed unicamente sulle offerte che Case e Concessionari hanno messo sul tavolo nell’intento di far ripartire il mercato in modo definitivo.  Riteniamo che cose complicate e di non facile gestione non possano fare breccia in chi deve comprare un‘auto nuova. Inutile far finta di non sapere che l’unica cosa che funziona è il denaro. Ti vendo il prodotto con uno sconto importante funziona, ti vendo l’auto e ti do un documento che poi ti farà recuperare domani denaro non funziona. Inutile illudersi.
Piuttosto, l’analisi dei dati del mercato di gennaio ci parla di un forte incremento delle vendite a privati (e qui c’è la reazione all’offerta che seduce) a conferma che in effetti il timore di non poter circolare funge da acceleratore decisionale. Ora che persino le Euro5  devono essere lasciate in garage, il bisogno di mobilità a fronte di una terribile inconsistenza del trasporto pubblico è divenuto un propellente capace di spingere il privato verso i Concessionari.
Quel che però continuiamo a ritenere indecoroso è il modo di proporre le famose (e fuorvianti) piccole rate mensili. Frasi come quelle che si sentono alla radio e in TV (“Con 150 euro al mese hai la tua macchina”) sono una gran balla che dovrebbe essere sanzionata dalle autorità competenti. Ci spiace insistere su questo punto, ma  non si riconquista la fiducia del consumatore raccontandogli solo mezza storia, perché accanto ai 150 Euro al mese ci sono i 4.000 euro di anticipo e i 6.000 di saldo finale. E allora che si abbia il buon senso di raccontare tutto con lo stesso tono di voce (o con lo stesso carattere se si parla di carta stampata), senza limitarsi alla attraente cifra mensile. Ci sono alcune lodevoli eccezionali e questo va evidenziato (noi, su InterAutoNews, lo facciamo)  ma siamo ancora lontani dal rispetto pieno delle regole da parte di tutti. E per favore non ci si venga  raccontare che la norma viene rispettata perché in basso, scritto con un carattere che  senza lente di ingrandimento è illeggibile, è spiegato tutto per benino. E’ una furbata consentita da un legislatore poco attento agli interessi del consumatore. Oltre, non si va.
Il mercato italiano dell’automobile ha anche bisogno di questo. Di trasparenza, di rispetto del consumatore, di voglia di cambiare, di far capire ai furbetti che il loro tempo è finito. Oltre a chiedere l’aiuto delle competenti forze di governo per il rilancio definitivo, dunque, bisogna essere pronti a fare il proprio dovere. Proviamo a cambiare, per favore, mettendo  nuovamente al centro della scena la trasparenza nel business dell’auto. Ne trarremo tutti vantaggio.

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