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L’automobile è sola, come i cittadini: e se l’alleanza giusta fosse questa?

Il 22 giugno 2016 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, illustra il piano Smart Road per la trasformazione digitale delle infrastrutture di trasporto. Dice: “La digitalizzazione rappresenta vantaggi in primo luogo per il monitoraggio e la sicurezza delle opere e per la sicurezza delle persone. Stiamo passando quindi da infrastrutture che sono solo materiali a opere che si mettono in dialogo con gli utenti”. Si fanno alcuni numeri: l’estensione della rete stradale in Italia è pari a 179.024 km, di cui 5.872 di autostrade affidate a 24 concessionarie, e 25.566 chilometri, di cui 937 di autostrade, affidati ad Anas. Sono più di 43 milioni gli autoveicoli circolanti al 31 gennaio 2015, al 2020 il 90% della popolazione avrà un telefono cellulare, al 2018 il valore del mercato globale dei veicoli connessi sarà di 40 miliardi di euro. Il 15 giugno, davanti alla Camera riunita per il question time, il ministro Graziano Delrio, risponde ad una interrogazione circa la Delega di riforma del Tpl (trasporto pubblico locale). Tra le altre cose, Delrio dice: “Il parco autobus italiano viaggia con vita media circa di 12 anni rispetto ai 7,7 anni in Europa e quindi abbiamo investito notevoli risorse: già trasferiti 350 milioni di euro alle Regioni per l’acquisto di nuovi autobus, altri 150 milioni sono pronti per essere trasferiti nel prossimo anno e abbiamo messo oltre 640 milioni per il rinnovo del parco rotabile in campo ferroviario. E investiremo ulteriori risorse con i Fondi Azione e Coesione per favorire il ricambio rapido del parco mezzi anche nel Mezzogiorno”. Poi indica tra i pilastri dell’intervento ministeriale “forme di incentivi tariffari per i cittadini che scelgono di abbandonare l’uso dell’auto e di scegliere il mezzo pubblico per utilizzare quindi la mobilità collettiva”. Il 5 luglio c’è l’assemblea annuale dell’Unrae. Il presidente Massimo Nordio lancia l’idea del Mobility Champion, un coordinatore super partes della mobilità in Italia, che faccia da collegamento per tutte le parti in causa, ne raccolga le istanze, si interfacci con le Istituzioni.

Il ministro Delrio, presente all’incontro, risponde: “È una priorità, ma ne abbiamo di più urgenti. Roma è prigioniera delle automobili. Ma noi non dobbiamo consegnare le città alle automobili. Dobbiamo potenziare il trasporto locale”. Il 12 luglio, due treni di linea delle Ferrovie Nord Barese si scontrano frontalmente sul tratto a binario unico nel territorio di Andria, in Puglia. Il bilancio delle vittime è di 23 morti identificati e 52 feriti. Una tragedia nazionale. “C’è stato errore umano”, dice nei giorni successivi il procuratore di Trani, “ma sarebbe riduttivo fermarsi solo a questo”. Gli inquirenti si soffermano sulla questione del raddoppio della linea ferroviaria: il progetto è previsto dal 2008 e doveva concludersi nel 2015. Doveva, ma non è accaduto. Il ministro Delrio dice: “L’Italia non ha mai fatto la cura del ferro, ma con questo Governo c’è stata un’inversione di tendenza”, e annuncia un ulteriore stanziamento di 1,8 miliardi per le reti regionali non di competenza nazionale, che va aggiungersi ai 18 miliardi per la rete nazionale. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, afferma che “l’incidente è frutto anche della corruzione”. Sillogismo. Se il cittadino italiano è solo (e lo è); se l’automobile è centrale per la vita del cittadino italiano (dati Unrae, dati Censis, dati del Ministero: lo è); allora l’automobile è sola. Perché poi in Italia s i a m o tutti soli. Lo Stato è ostaggio della politica (rigorosamente con la minuscola) che lo tiene lontano dal cittadino. Il cittadino deve fare da solo, almeno fino a quando non capirà che la sola soluzione possibile è associarsi con gli altri cittadini. L’automobile dovrebbe, dovrà fare altrettanto. Dovrà fare lobby, ma sul serio. Creare consenso. Scegliere non tanto un uomo quanto piuttosto un obiettivo, uno soltanto ma buono, con il quale compattare intorno a sé prima tutte le anime che la abitano, e poi anche i cittadini: la riduzione della pressione fiscale, per esempio, piacerebbe a tutti. Quindi eliminazione del bollo, riduzione delle accise sui carburanti, dei passaggi di proprietà… C’è solo l’imbarazzo della scelta. Sarebbe una campagna popolare. Conquistare follower. Che oggi è un attimo. C’è chi lo fa cazzeggiando, c’è chi lo fa smuovendo le coscienze. Le parole giuste, una volta immesse nella Rete, provocano un’eco che non si estingue, e rimbalza, e continua a propagarsi. Come ci ha spiegato chiaramente quello che, a furia di bloggare, oggi siede al centro della scena politica italiana. @

 

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