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L’emozione per l’auto capace di cambiare il mondo

Ventuno mesi dopo, l’automobile è tornata a essere uno spettacolo. La riconquista dello spazio aperto e fisico, della possibilità di esporsi al cospetto di un pubblico in carne e ossa e così di creare finalmente un’esperienza realmente condivisa: c’è qualcosa di bello e di simbolico nel fatto che proprio a lei, l’auto, sia toccato il compito di aprire le porte su quella che oggi si presenta come una stagione nuova, dopo il lungo cupo inverno del nostro scontento durato oltre un anno. Il cammino è lungo, le certezze sono poche, ma le porte sono state riaperte: è tantissimo già così.
Ventuno mesi dopo, e ci va anche un po’ di sano orgoglio, è stata l’Italia a fare questo, con il MiMo, il Milano Monza Open-Air Motor Show. Open-Air, già. Tratto distintivo dell’evento nato per il Parco Valentino di Torino, un formato di esposizione-spettacolo felicemente eversivo e visionario, che nella contingenza è divenuto simbolo di una ri-conquista che si spinge ben oltre i confini automotive. 

In Europa, l’ultimo show dell’auto era stato quello di Francoforte, settembre 2019; in Italia, era stato proprio l’evento Parco Valentino, ma in trasferta a Milano, del giugno 2019. Da allora il nulla – e tutti obbligati a guardare le automobili dentro il circuito chiuso di schermi di tv, pc, tablet e smartphone, che non è esattamente la stessa cosa che toccarle, ascoltarle, annusarle. Questo era il piatto, questo abbiamo mangiato, consapevoli che altro non c’era, non ci poteva essere.
Chiudendo il cerchio, e insieme riaprendo il circolo (virtuoso), MiMo 2021 ha ri-affermato che l’automobile è ferro e gomma e plastica, eppure è fatta anche della stessa materia di cui sono fatti i sogni; è concretezza materiale allo stato puro eppure sa parlare ai cuori e alle anime; impone costi anch’essi assai concreti eppure, insieme, produce qualcosa che non ha alcun costo ed è alla portata di tutti: l’emozione.
I giovani non vogliono l’automobile di proprietà, non la identificano più con il sogno della libertà, ne fanno volentieri a meno, non hanno fretta di prendere la patente per conquistarsi il posto al volante. I sondaggi ci dicono questo, sempre più spesso, e dunque dev’essere vero. Oggi bisogna parlare un’altra lingua, quella della sostenibilità ambientale ed economica, bisogna ragionare in termini di collettività, di mobilità che non è più soltanto l’automobile (e sempre meno l’automobile di proprietà), ed è anche giusto che sia così, nuove generazioni nuove abitudini e alla fine nuovo mondo – e un mea culpa collettivo del settore, tutti compresi, ci sta per non aver voluto o saputo capire dove si andava a parare, per non aver quindi guidato il cambiamento. Ma MiMo 2021 ci ha detto che anche in uno scenario che velocemente cambia e si trasforma, vecchio e nuovo convivono, riescono a farlo, perché questa è la caratteristica distintiva dei tempi che viviamo: la trasversalità. Non è più il momento (non lo è più da 40 anni almeno, in verità) di una narrazione che parli di automobili che si muovono libere sulle strade di città perfettamente vuote e pulite: è tempo di una narrazione che parli di automobili che aiutano a tenere pulite le città, a tenere più sgombre le strade, a contribuire – anche restando ferme, quando è il caso – all’evoluzione collettiva verso la mobilità sostenibile. Io c’ero a cambiare il mondo, io c’ero e ho dato il mio contributo: una consapevolezza così, una conquista del genere, non è anch’essa capace di generare emozione? @

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