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Limite a 30 all’ora? Una balla ecologica

Questa volta voglio ospitare nello spazio destinato alla mia Opinione quella, assai interessante, del collega Lucio De Sanctis che essendo stato in passato un affermato tecnico non solo dei motori, ha voluto esprimere il suo punto di vista su una delle misure proposte a livello governativo per ridurre gli effetti inquinanti delle automobili.

Limite di 30 all’ora antismog? Ancora una volta sono balle. Non è solo nostra convinzione ma, quel che conta di più, è il pensiero dei responsabili del CNR che amministratori e politici, prima di vagheggiare sulla pulizia dell’aria, non hanno pensato di consultare. Non voglio scavare nelle strategie anche politiche che hanno condotto a consulenze ben pagate ma di scarso valore. Mi limiterò a elencare alcuni fra i motivi che provano l’inadeguatezza della misura inventata per risolvere il problema dell’inquinamento dell’aria. Il primo: già da oltre dieci anni rilevamenti della qualità dell’aria durante i blocchi del traffico hanno provato che le polveri sottili non diminuivano ma in qualche caso aumentavano. Il che starebbe a dimostrare che le porcherie in maniera massiccia sono prodotte altrove. La seconda valida ragione sta nelle caratteristiche dei dispositivi utilizzati per ripulire i fumi dei motori a benzina. Per ridurre il più possibile la quantità di sostanze nocive (ossido di carbonio, ossido di azoto e idrocarburi incombusti) è stata messa a punto la cosiddetta marmitta catalitica, un piccolo reattore chimico incorporato nel sistema di scarico delle automobili a benzina. Nella marmitta catalitica, detta «a tre vie» perché in grado di agire su tutti e tre i tipi d’inquinanti elencati, è presente una sezione che contiene un blocco di materiale ceramico a nido d’ape, caratterizzato da una grande superficie: le pareti delle numerosissime cavità sono rivestite di un sottile strato di catalizzatore metallico. Ma attenzione: occorre tenere presente che la catalitica funziona correttamente solo quando ha raggiunto una temperatura compresa tra i 300 °C e i 900 °C, e per questo motivo è piuttosto inefficace durante i primi minuti di funzionamento del motore e scarsamente efficace anche durante le fasi di accelerazione e decelerazione, poiché il rapporto aria/carburante varia troppo rapidamente. Insomma, viaggiando lentamente, anche con le marce basse, il catalizzatore è fuori gioco ovvero i gas emessi dal tubo di scarico sono più sporchi. Per quanto riguarda i filtri antiparticolato (FAP o DPF) montati sui diesel basterà dire che le basse velocità ne favoriscono l’intasamento. La terza ragione risiede nel fatto che viaggiare più lentamente significa rilasciare fumo più a lungo. Ai tanti elementi negativi strettamente tecnici si unisce la maggiore possibilità di ingorghi, quindi una più lunga permanenza sul percorso. E ancora, la necessità di usare marce più basse con il catalizzatore a temperatura critica produrrà altro inquinamento. Sarebbe dunque opportuno che i venditori (e produttori) di fumo si documentino presso organizzazioni serie e competenti come laboratori universitari e magari chiedendo conforto a costruttori d’auto (vedi ad esempio FCA) che hanno altissime competenze capaci di garantire consulenze davvero credibili derivanti dall’esperienza di rilevazioni pressoché quotidiane nelle più diverse condizioni di utilizzo dell’auto. Vorrei finire con un’osservazione in positivo della quale non c’è traccia nel pensiero dei decisori e dei loro consulenti. A trenta l’ora il verificarsi di incidenti diventa meno probabile e in particolare a trarne vantaggio sarebbero ciclisti e pedoni che potranno vivere più a lungo in un ambiente comunque malsano.

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