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Ma dentro lo storytelling l’automobile perde la sua Storia

Disgraziata la comunicazione ai tempi dello storytelling. Che è questa cosa qui, per chi non è pratico: “Si scrive storytelling, ma si pronuncia supercazzola prematurata. Insomma, l’arte di non dire niente, ma di dirlo così bene che alla fine sembra, a chi ascolta, di aver capito male”. (Nanni Delbecchi, Il Fatto Quotidiano). Ruvido, ma efficace.
Lo storytelling è l’evoluzione moderna (leggi: la deriva) della retorica. L’accento spostato dal contenuto alla forma del racconto. Dillo bene e ci crederanno sicuramente.
Lo storytelling è il nuovo nero: si porta con tutto. La politica, per dire. È così che la si fa oggi. Tutto si risolve nel guardare in macchina, mettere su la faccia giusta, apparire credibili nel momento in cui si vende una storia. Solo in quel momento lì. Non prima, non dopo. Con i toni giusti, le parole giuste. Perché poi vale la regola: se sembra nuovo, allora è nuovo. Per prendere voti basta e avanza.
Lo storytelling. La tattica che diventa strategia. La scatola che diventa più importante di ciò che contiene, così che alla fine non importa cosa contiene – forse niente? Va bene uguale.
E funziona. Perché poi il candidato viene eletto per davvero; il cliente compra la scatola per davvero (dillo bene e ci crederemo). Se serve a vendere qualcosa (un candidato, un prodotto) come se non ci fosse un domani, lo storytelling funziona. Al punto che, se prima il racconto era un mezzo, adesso è diventato l’intero. La seduzione fatta sistema. La campagna elettorale in servizio permanente effettivo.
Fino a che parliamo di politica, di commercio, di vincere una partita, di vendere un prodotto, ci possiamo anche raccontare che va bene così. Ma cosa accade quando, al tempo dello storytelling, arriva il momento in cui si deve raccontare una storia che è oggettivamente più importante del modo in cui la si racconta? Quando diventa imprescindibile riportare al centro di tutto i contenuti? Quando è necessario passare alla fase adulta dell’amore e uscire dalla dimensione infantile della seduzione?

Succede che lo storytelling come sistema non basta più. Serve altro. Serve la narrazione. Cioè l’arte di raccontare le storie, che “è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla Terra e ha costituito un importante strumento di condivisione di valori sociali”. (Christian Solomon – Storytelling. La fabbrica delle storie).
Raccontare allo scopo di condividere valori. La narrazione non può prescindere dalla storia che racconta. La storia che si racconta non può prescindere dal contenuto che trasmette. Il contenuto che trasmette non può prescindere dai valori che lo hanno generato.
A che punto si è perso il valore profondo della narrazione? Quando è diventata storytelling. Quando cioè si è smesso di raccontare la Storia e si è cominciato a raccontare storie. Per scrivere, o riscrivere, la Storia.
Adesso arriva la chiusura del cerchio. Eccola: l’automobile è un brand. Non questo o quel modello, non questa o quella Casa. L’automobile, proprio lei. La narrazione dell’automobile, dunque, non può prescindere dai suoi valori e deve trasmetterli.
Nel 2016, le istituzioni italiane sanno molto bene cos’è un’auto ma non sanno affatto cos’è l’automobile.
Ma l’automobile non è più il Suv che sporca e parcheggia sul marciapiede (citazione) e non è più passione tout court. L’automobile è un prodotto tecnologicamente avanzato. Che si è aperto alle istanze sociali. Che ha abbracciato il cambiamento. Che lo promuove, e in alcuni campi lo guida. Che si fa portatore di valori nuovi, senza abbandonare o tradire quelli di sempre.
Nel 2016, i giornali italiani, sia nelle edizioni su carta sia sul web, hanno parlato dell’auto ipertecnologica e connessa cinque volte di più di quanto abbiano parlato dell’auto dal punto di vista della sicurezza stradale.
Ma l’automobile ipertecnologica e connessa è il sistema più avanzato per favorire la sicurezza stradale.
Nel 2016, gli uomini che guidano le Case italiane sentono di dover ripetere ancora e ancora alle Reti di vendita che riportare la qualità al centro di tutto il discorso.
Ma l’automobile, oggi, è (un prodotto di) qualità molto elevata.
L’automobile ha bisogno di tornare al centro del discorso (citazione). Con le istituzioni, con i media, con il cliente, con le Reti di vendita. E anche all’interno delle Case. Ha bisogno di narrazione, della trasmissione di concetti semplici, concreti, efficaci: i suoi valori, di cui è naturalmente portatrice. Perché poi l’automobile questo è: il miglior veicolo di se stessa.
Lasciamo parlare lei.
Ha una Storia da raccontare.

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