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Mercato Italia, il 2018 a -3,1%. Sul 2019 incognita bonus-malus

Il mercato Italia delle auto nuove chiude il 2018 in rosso: le unità complessivamente immatricolate sono state 1.910.025, con un -3,1% sul 2017. Questo nonostante dicembre abbia chiuso con il segno positivo: 124.078 unità vendute e +2% sullo stesso mese del 2017. Ma il buon risultato parziale non è stato sufficiente a recuperare il terreno perduto dalla fine dell’estate in avanti, con l’anticipo degli acquisti ad agosto, in vista dell’entrata in vigore dal 1° settembre delle nuove norme di omologazione dei veicoli (WLTP) e i riflessi negativi sulle vendite di settembre (-25,2%), ottobre (-7,2%), e novembre (-6,3%) che hanno registrato risultati peggiori delle attese, influenzati dalla non completa disponibilità di prodotti rispondenti alle nuove norme da parte di alcuni Costruttori.

Il mercato 2018 è stato caratterizzato in particolar modo dal crollo dellle vendite dei diesel e dalla forte flessione degli acquisti da parte dei privati.
Ancora a dicembre il diesel ha registrato una perdita del 19% dei volumi – in particolare nell’area degli acquisti dei privati e delle società – scendendo di 11 punti percentuali di quota e fermandosi al 46,4% del totale. Nell’intero 2018 la flessione delle vendite è stata pari al 12,3%, con una rappresentatività sul mercato del 51,5% (-5 punti percentuali rispetto al 2017). Di questa contrazione ha beneficiato la benzina, che segna in dicembre un incremento del 40,4%, grazie proprio ai privati e al noleggio, recuperando quasi 12 punti di quota sul totale e portandosi al 41,5%. Nel totale anno la quota si è attestata sul 35,3%, grazie ad un incremento delle vendite del 7,9%.
In leggero calo il Gpl sia nel mese sia nel cumulato 2018, chiuso al 6,5% di quota. In dicembre il metano perde la metà delle immatricolazioni, scendendo appena ad un 1,1% di rappresentatività, mentre si è mantienuto in crescita del 14,3% nel totale anno, all’1,9% di quota sul totale. In crescita le ibride – +13,6% a dicembre e +30% nei 12 mesi, con quota salita al 4,5%. Ottima crescita per le elettriche, grazie agli acquisti di tutti i canali di vendita (in particolare del noleggio), che nel mese e nel totale anno si sono attestate sullo 0,3% di quota, superando la soglia delle 5.000 vetture complessivamente immatricolate (5.010).
Le difficoltà incontrate dal diesel emergono anche dall’analisi dello stock di autoimmatricolazioni per alimentazione (fonte Unrae) che, al 31 agosto 2018 (dato ad oggi consolidato), su un totale di oltre 178.000 unità, erano costituite per il 69,1% da vetture diesel, quota che sta registrando progressivi aumenti.
Ulteriore conseguenza del tipo di motorizzazioni acquistate, la crfescita continua della CO2: la media ponderata in dicembre segna un incremento del 7,1% (a 120,6 g/km), quella dell’intero anno registra un +1,8% a 114,4 g/km, rispetto ai 112,4 del 2017.

Quanto ai canali di vendita, gli acquisti dei privati, nonostante il +8,6% di dicembre, hanno chiuso il 2018 a -2,4% (quota 56,9% del totale). Il noleggio registra un incremento del 6,9% in dicembre, rimanendo stabile in volume nel totale anno 2018 (+0,4%), con una quota che ha recuperato meno di un punto (al 22,6%). Nel 2018 il lungo termine ha avuto un leggero  incremento dell’1,2%, a fronte del calo del breve termine (-7%). In forte flessione le vendite a società in dicembre (-21,8%): nell’intero anno hanno segnato un calo del 9,3% (al 20,5% di quota), dovuto soprattutto alla flessione delle autoimmatricolazioni, visto il confronto con la spinta che questo canale aveva registrato nel 2017.

E adesso, come guardare al 2019? Previsioni e commenti non possono prescindere, naturalmente, dal tema dell’ecotassa introdotta nella Legge di Bilancio. Che, a partire dal 1° marzo 2019 e fino al 31 dicembre 2021, prevede l’applicazione di un “malus” per gli acquirenti di nuove autovetture con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km, che parte da 1100 euro fino ad arrivare a 2500. Parliamo, sottolinea puntalmente Unrae, di vetture di ultima generazione, che in termini di impatto ambientale sono molto più virtuose di quelle con oltre 15 anni di età che continuerebbero a circolare sulle nostre strade.
Dice Michele Crisci, presidente di Unrae: “Nell’anno appena concluso per gli automobilisti italiani erano state ventilate ipotesi di riduzione del carico fiscale, incidendo ad esempio sulle accise dei carburanti, e di rassicurazione sulla mancata introduzione di nuove tasse. Il 2019, invece, si apre con un’imposizione aggiuntiva per gli acquirenti di nuove autovetture che andrà a colpire non soltanto quelle di lusso o di grossa cilindrata, peraltro già assoggettate al superbollo, ma alcune versioni di modelli diffusi sul mercato, in particolare, presenti nella prima fascia soggetta al malus”. Ancora: “Se da un lato appare irragionevole un’ulteriore penalizzazione su un settore già fortemente tassato, dall’altro riteniamo di fondamentale importanza lo stanziamento previsto a supporto delle infrastrutture di ricarica, a nostro avviso il primo necessario passo che il Paese deve fare per creare le condizioni abilitanti per lo sviluppo della mobilità elettrica”. Ancora: “Il 2019 sarà un anno che, eccezion fatta per fattori che a oggi non vediamo, dovrebbe attestarsi su un volume di vendiote più basso del 2018, sia per la tassazione aggiuntiva che provocherà un forte ammanco di Iva nelle entrate dello Stato, come più volte abbiamo rappresentato al Governo, sia per una tendenza al rallentamento che già si era fatta vedere negli ultimi mesi del 2018, non solo nelle immatricolazioni ma anche nelle acquisizioni di nuovi contratti”. Tutto questo senza dimenticare che “la confusione generata dai blocchi del traffico sui diesel e le dichiarazioni di alcune amministrazioni locali di importanti città italiane non aiuteranno il consumatore a prendere decisioni serene di acquisto, complicando ulteriormente la risposta alle esigenze di mobilità dei cittadini”.

In linea con Crisci e l’Unrae anche il commento di Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: “L’anno appena concluso ha avuto un andamento instabile delle immatricolazioni, con una seconda parte dell’anno rallentata per effetto dell’entrata in vigore del nuovo ciclo di omologazione WLTP e del conseguente forte impegno delle Reti di vendita per smaltire gli stock di vetture già targate in precedenza, nonché per l’indebolimento generalizzato delle prospettive di crescita del nostro Paese. Inoltre, la marginalità delle vendite dei Concessionari è stata molto condizionata dalle km0, i cui volumi sono cresciuti rispetto al 2017 (+2,3% secondo dati Dataforce)”.
Per quanto riguarda il 2019, dice De Stefani Cosentino, “ci aspettiamo un anno difficile per il settore, sul quale graverà l’impatto negativo determinato dall’ecotassa. L’aggravio di costo peserà su moltissimi modelli, anche di fascia media, determinando certamente un’ulteriore flessione dell’immatricolato rispetto ai volumi 2018, che non sarà compensata dagli acquisti di auto elettriche e ibride che beneficeranno, invece, del bonus governativo. Inoltre, non ci aspettiamo alcun effetto sul rinnovo del vetusto parco circolante (età media 10,8 anni) che contraddistingue il nostro Paese e che necessiterebbe di maggior attenzione da parte del legislatore. Tale misura influenzerà in modo rilevante il nostro business e le varie gestioni aziendali, con il concreto rischio di perdita di posti di lavoro e consistente sottrazione di gettito Iva per le casse dell’Erario, qualora le previsioni più pessimistiche dovessero trovare conferma nella realtà dei dati”.

Infine l’Anfia, con le parole del presidente Paolo Scudieri: “Difficile fare previsioni per l’anno appena iniziato, che si è aperto all’insegna della preoccupazione per le ripercussioni negative del bonus-malus, per il clima di incertezza economica, nonché per un contesto produttivo piuttosto critico (l’indice della produzione dell’industria automotive risulta in calo dallo scorso luglio e gli ordinativi da agosto). Un passo importante per la transizione verso una mobilità ad impatto zero è invece stato fatto. con lo stanziamento a supporto delle infrastrutture di ricarica
previsto dalla stessa Legge di Bilancio. Ricordiamo infine che, a differenza degli anni precedenti, non sono scattati i tradizionali adeguamenti tariffari dei pedaggi autostradali di inizio anno, almeno sul 90% delle autostrade italiane, pur restando un fattore di incertezza per le società con le quali non è stato raggiunto un accordo. La sospensione degli adeguamenti tariffari risulta prevista per un periodo di almeno sei mesi”.
Mercato Italia – Dicembre 2018 – immatricolazioni per marca  

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