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Modifiche Ue, ci si affretta a dichiararsi vincitori. Come se il problema sia elettrico o non elettrico

È noto l’impegno espresso a vario titolo da molti esperti e da numerose associazioni per ottenere la rinegoziazione del Green deal e delle sue scadenze, ritenuto il male dei mali per le implicazioni industriali riferito al dominio dei cinesi.

Padre Eligio ci ha lasciato in questi giorni a 94 anni. Sono decine e decine di migliaia di sciagurati per droga che ha aiutato sempre con uno spirito e un approccio di massimo rispetto umano verso di loro e di tutti gli altri sfortunati, rivitalizzando nei giorni nostri i più alti principi di San Francesco. Fra i tanti che lo hanno aiutato, a sua volta da Lui ha aiutato, un ateo come Veronelli con cui ha mantenuto una fortissima amicizia fino alla sua scomparsa.
Apriamo cosi questa lettera natalizia, con un saluto laico ma commosso. Sempre pensando alla loro amicizia ricordo le parole del suo discorso al cimitero monumentale di Bergamo, alla morte di Gino. Un discorso visionario, di grande affettuosa strampalatezza, in cui descriveva l’immaginario incontro con Veronelli in un paradiso santo, ma al tempo stesso laico.
Non si può dire che questi siano tempi di pensiero trasversale o di ponti tra culture, meno che mai nell’auto, dove il giorno dopo le modifiche Ue, ci si affretta a dichiararsi vincitori o a minimizzare i cambiamenti. Come se il problema dell’industria auto sia elettrico o non elettrico.
Parlando con un grande ristoratore di Alba, in questi giorni di fiera di tartufo, il suo commento era “non grattano” la gente viene, ma la grattata di trifola non la chiedono. Che siano diventati tutti allergici al tubero? Che non piaccia più su di un ovetto, fritto o in cocotte, oppure su dei tajarin? La verità, signori, è che la gente sceglie e rinuncia per sopravvivere. Nonostante le trombe della propaganda, siamo tutti maledettamente più poveri.
Tutti meno i Dealer auto, che dopo aver decimato la specie, per ragioni più o meno valide di “efficientamento”, si avviano a diventare specie da qualche esemplare, da riserva indiana, magari sulla tolda di comando di qualche transatlantico, ma… attenti agli iceberg…
Già, anche qui tutto sembra maledettamente facile, mi allargo, faccio un puzzle di marchi, tengo on top la mia marca, il mio marchio ed il gioco è fatto. Poi oggi ci sono i cinesi. Poi magari li importo io, e poi, tanto per stare sicuro c’è la mia piattaforma dell’usato, dalla quale mi aspetto dollari e soddisfazioni in futuro.
Elementare e lineare? Una nuova libertà del cliente, un supermercato dell’auto.
Non sono la persona giusta per creare dubbi sulla profilazione del cliente, sono un vecchio uomo con le sue abitudini, che non comprerà mai il Barolo alla Esselunga, che quando può va da un sarto, anche perché la pancia non si governa negli standard. Amo andare dal macellaio, dal verduraio, dal panettiere. Le marche contano anche per me e mi piace comperare cose di piccole realtà, anche se costano di più. Sono disposto a ridurre i consumi ma non il piacere tattile, visivo, di una vecchia edizione in libreria.
Non rispettare la gerarchia naturale delle marche, costruita da storie vere o false nel tempo è secondo me è un grave errore di valutazione, in primis del valore della marca del costruttore, basterebbe guardare cosa ne pensa Intrabrand, l’altra delle basi su cui costruire il valore della propria marca. Perché Lidl non è Arrow. Aggiungerei poi quanto vale la marca del Dealer e affiancare, chessò io, Mercedes a Omoda sul tetto di una concessionaria. Magari ti fa vendere un auto in più, ma posiziona la tua offerta in modo incomprensibile, oltre a fare un regalo probabilmente veramente gratuito, ai cinesi di turno.
Sempre per chiedersi cosa stiamo facendo come community, voglio segnalare ai due lettori di questa pagina una evidente incongruenza nelle condotte dell’automotive in genere. È noto l’impegno espresso a vario titolo da molti esperti e da numerose associazioni per ottenere la rinegoziazione del Green deal e delle sue scadenze, ritenuto il male dei mali per le implicazioni industriali riferito al dominio dei cinesi. A torto o ragione staremo a vedere perché, come dice il noto opinionista, “il tempo è galantuomo”.
Metto qui in evidenza solo un fatto, si è tenuto a Milano, dal 26 al 28 novembre, il Forum della Mobilità che rappresenta un momento di confronto tra istituzioni, imprese, università, cittadine e cittadini per immaginare insieme il futuro della mobilità urbana.  Milano diventa laboratorio di idee e innovazioni: tre giornate di incontri, tavoli di lavoro e dibattiti dedicati… Ovviamente in questo caso nessun rappresentante dell’industry auto. Che non siano stati invitati?
Eppure, in coda alla iniziativa raccogliamo anche affermazioni come la seguente.
“La Rivoluzione industriale si dispiegò nell’arco di otto decenni; l’elettrificazione impiegò circa trent’anni per diffondersi nelle economie del mondo. Per contro, ChatGPT è stato lanciato nel novembre 2022 – e nel giro di pochi anni gli investimenti globali nelle infrastrutture di IA è previsto raggiungano diverse migliaia di miliardi di dollari. L’IA può essere ‘solo’ uno strumento, ma ciò che la rende eccezionale è la sua capacità di diffondersi nell’economia in tempi molto più rapidi rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche. Quindi la divergenza tra i Paesi che abbracciano l’innovazione – e quelli che esitano – si allargherà sensibilmente e rapidamente negli anni a venire. È per questo che l’Europa vive oggi un momento di verità”.
Mario Draghi. 1° dicembre 2025
Il dott. Draghi è forse spesso un grillo parlante, ma il monito è grave e ci riguarda. Anche qui, come dice il noto opinionista, purtroppo “il tempo è galantuomo”.
Ops, naturalmente nessuno vada alla Biennale di Venezia, direttore Carlo Ratti, dove si racconta con i numeri l’impatto sulle vite del cambio climatico. Balle degli ecologisti cattocomunisti, ma chi c’è andato è rimasto toccato.
Bah, passiamo a mangiare, una cosa veramente di stagione, il cardo gobbo alla parmigiana, dopo aver lessato le coste di cardo, passateli in abbondante burro e con ampia grattata di parmigiano, servite caldo ed innaffiate con grignolino del Monferrato, il vitigno anarchico che sta ritornando in auge, a me piace molto il base di Gaudio ma anche il Liedholm non è male.
No so dirvi dove andare a mangiare il cardo, li ho trovati in lista una volta dall’ottimo Fratelli Bruzzone di Torino ma se capitate nel doglianese potete andare a mangiare un’insalata russa seria, oppure dei tajarin con il sugo di cortile, oppure un pollo alla cacciatora, da Charlie, che di nome fa Carlo ed è di origini sarde, a Monchiero all’Osteria Giro di Vite. Ottima e onesta carta dei vini, tra l’altro.
Pace e bene…

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