Sembra che la Commissione abbia intenzione di mettersi a definire anche le strategie di pricing.
Vale la pena di mettersi comodi. Il 10 dicembre è in arrivo un’altra rivoluzione per l’auto a targa Ue. Bei tempi quando la comunicazione di una Casa automobilistica si basava sul paradosso: “Ma noi vogliamo spendere molto di più”. Difficile dimenticare, era Dacia, era il 2011, più o meno 24 anni fa. Quando la gamma Duster partiva da 11mila euro per arrivare a 18mila con la Lauréate. Quando cioè il cliente non era povero, era solo consapevole di non voler spendere di più per il solo marchio o per elementi superflui. Il valore non era nella spesa, ma in una scelta razionale e moderna.
Con questa premessa, l’annunciata rivoluzione Ue va accolta con un misto di sincera ammirazione e di preoccupato allarmismo. Il vice Presidente esecutivo della Commissione europea per l’Industria, Stephane Séjourné, ha illustrato ai ministri dei 27, riuniti per il Consiglio Ue Competitività, l’impianto della sua proposta che prevede la regolamentazione per un veicolo da immettere sul mercato in una fascia di prezzo compresa tra i 15mila e i 20mila euro. Si ipotizza anche un limite di 4,2 metri per il veicolo, dimensione che tuttavia non appare confermata da un testo ufficiale della Commissione, e quindi bisognerà attendere il 10 dicembre. L’obiettivo, comunque, sarebbe quello di creare un quadro normativo più morbido, con regolamenti meno stringenti rispetto allo standard attuale. L’idea sarebbe motivata dalla crescente pressione competitiva da parte dei marchi cinesi sul mercato europeo dell’auto e dal fatto che l’Europa rischia di perdere terreno mantenendo i rigorosi standard attuali.
Naturalmente, i regolatori europei parlano anche di applicare il principio della neutralità tecnologica, cioè non imporre esclusivamente l’elettrico (che non è mai stato imposto, va precisato), una ulteriore prova di quanto i lobbisti ancora non si siano abbandonati al silenzio contemplativo. Bene. Sembra che la Commissione abbia intenzione di mettersi a definire anche le strategie di pricing, scavalcando il muro che divide chi è chiamato a fare le norme secondo le richieste del principio democratico, e chi, invece, le automobili le costruisce.
E parlando di costruttori, qualche domanda sorge, dopo che il Ceo della marca Renault, Fabrice Cambolive, il 6 novembre scorso, ha svelato con malcelato orgoglio la nuova Twingo 100% elettrica, un segmento A da 3 metri e 79. Lo stesso Cambolive ha affidato a LinkedIn il suo pensiero: “Questa piccola leggenda racchiude ciò che poche auto elettriche compatte riescono a offrire: prodotta in Europa, impronta di carbonio ridotta del 60%, sviluppata in meno di due anni, prezzo di partenza inferiore a 20.000 euro e un valore per il cliente senza eguali”. La versione Evolution viene proposta a un prezzo d’ingresso di 19.500 euro, e sarà disponibile all’ordine dalla primavera del 2026.
Dunque questo sarebbe il caso, e non il solo, in cui una Casa automobilistica è riuscita a precedere la norma. Quindi se l’Ue ha intenzione di sostenere l’automotive sposando le indicazioni arrivate dagli stessi costruttori, spianando così la via a citycar alleggerite da alcune delle eccessive sofisticazioni oggi obbligatorie, ma con un prezzo sempre confinato tra i 15mila e i 20mila euro, è fuori di dubbio che sul mercato arriveranno prodotti con una qualità inferiore, ma allo stesso prezzo di prima.
Al netto dei problemi legati al potere d’acquisto dell’euro, pesantemente tagliato dall’inflazione e il cui valore monetario in 20 anni è sceso del 23%, di un simile capitolato saranno probabilmente le Case ad avvantaggiarsene, sicuramente non il consumatore che continuerà a dover recitare la sacra formula del: “Ma noi vogliamo spendere molto di meno”.
“Noi vogliamo spendere molto di meno”
Vale la pena di mettersi comodi. Il 10 dicembre è in arrivo un’altra rivoluzione per l’auto a targa Ue.
Bei tempi quando la comunicazione di una Casa automobilistica si basava sul paradosso: “Ma noi vogliamo spendere molto di più”.
Difficile dimenticare, era Dacia, era il 2011, più o meno 24 anni fa. Quando la gamma Duster partiva da 11mila euro per arrivare a 18mila con la Lauréate. Quando cioè il cliente non era povero, era solo consapevole di non voler spendere di più per il solo marchio o per elementi superflui. Il valore non era nella spesa, ma in una scelta razionale e moderna.
Con questa premessa, l’annunciata rivoluzione Ue va accolta con un misto di sincera ammirazione e di preoccupato allarmismo. Il vice Presidente esecutivo della Commissione europea per l’Industria, Stephane Séjourné, ha illustrato ai ministri dei 27, riuniti per il Consiglio Ue Competitività, l’impianto della sua proposta che prevede la regolamentazione per un veicolo da immettere sul mercato in una fascia di prezzo compresa tra i 15mila e i 20mila euro. Si ipotizza anche un limite di 4,2 metri per il veicolo, dimensione che tuttavia non appare confermata da un testo ufficiale della Commissione, e quindi bisognerà attendere il 10 dicembre.
L’obiettivo, comunque, sarebbe quello di creare un quadro normativo più morbido, con regolamenti meno stringenti rispetto allo standard attuale. L’idea sarebbe motivata dalla crescente pressione competitiva da parte dei marchi cinesi sul mercato europeo dell’auto e dal fatto che l’Europa rischia di perdere terreno mantenendo i rigorosi standard attuali.
Naturalmente, i regolatori europei parlano anche di applicare il principio della neutralità tecnologica, cioè non imporre esclusivamente l’elettrico (che non è mai stato imposto, va precisato), una ulteriore prova di quanto i lobbisti ancora non si siano abbandonati al silenzio contemplativo.
Bene. Sembra che la Commissione abbia intenzione di mettersi a definire anche le strategie di pricing, scavalcando il muro che divide chi è chiamato a fare le norme secondo le richieste del principio democratico, e chi, invece, le automobili le costruisce.
E parlando di costruttori, qualche domanda sorge, dopo che il Ceo della marca Renault, Fabrice Cambolive, il 6 novembre scorso, ha svelato con malcelato orgoglio la nuova Twingo 100% elettrica, un segmento A da 3 metri e 79. Lo stesso Cambolive ha affidato a LinkedIn il suo pensiero: “Questa piccola leggenda racchiude ciò che poche auto elettriche compatte riescono a offrire: prodotta in Europa, impronta di carbonio ridotta del 60%, sviluppata in meno di due anni, prezzo di partenza inferiore a 20.000 euro e un valore per il cliente senza eguali”.
La versione Evolution viene proposta a un prezzo d’ingresso di 19.500 euro, e sarà disponibile all’ordine dalla primavera del 2026.
Dunque questo sarebbe il caso, e non il solo, in cui una Casa automobilistica è riuscita a precedere la norma.
Quindi se l’Ue ha intenzione di sostenere l’automotive sposando le indicazioni arrivate dagli stessi costruttori, spianando così la via a citycar alleggerite da alcune delle eccessive sofisticazioni oggi obbligatorie, ma con un prezzo sempre confinato tra i 15mila e i 20mila euro, è fuori di dubbio che sul mercato arriveranno prodotti con una qualità inferiore, ma allo stesso prezzo di prima.
Al netto dei problemi legati al potere d’acquisto dell’euro, pesantemente tagliato dall’inflazione e il cui valore monetario in 20 anni è sceso del 23%, di un simile capitolato saranno probabilmente le Case ad avvantaggiarsene, sicuramente non il consumatore che continuerà a dover recitare la sacra formula del: “Ma noi vogliamo spendere molto di meno”.
Chi non ha immaginato che il Concessionario sarebbe stato sostituito dalle piattaforme digitali e dalla vendita diretta?