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Ora c’è solo bisogno del tempo che non c’è più

Ci siamo lasciati a settembre con la tentazione di commentare gli aspetti politici del nostro Paese. Il mese scorso si andava alle urne con una sola giornata disponibile per votare. Poco tempo, forse troppo poco, perché solo il 64% degli aventi diritto ha espresso la propria preferenza, ben dieci punti percentuali in meno rispetto alle politiche 2018. Anche ora, prima di andare in stampa, la tentazione rimane forte, ma ormai il Paese ha scelto e il tempo a disposizione del nuovo Governo per dare le risposte che tutti attendono è poco, e sarebbe stato poco per chiunque fosse andato su. 
Detto questo, sembra che nel panorama mondiale attuale, il fattore tempo sia diventato determinante, più che mai. E quando si sarà ricomposta la crisi globale che sta esponendo ogni settore economico a grandi rischi con margini di manovra sempre più ridotti, allora forse potremo dedicare il nostro tempo a individuare la scelta ideologica migliore. In caso di difficoltà, serve solo essere realisti. Dal canto nostro, parlando di InterAutoNews, serve solo continuare a offrire un servizio di informazione indipendente. I risultati dei mercati dell’auto si stanno replicando, tutti uguali, sempre uguali, da un Paese all’altro, da una regione all’altra, da un continente all’altro.

E  la nota mensile di Istat sulla nostra economia esordisce con marcato accento internazionale: “Le recenti previsioni dell’Ocse segnalano come il perdurare della crisi energetica associata al cambio di intonazione della politica monetaria potrebbe causare una decelerazione dell’economia mondiale”. La nota prosegue con un ritorno alle cose nostre: “In Italia, al deciso miglioramento del Pil nel secondo trimestre, si è accompagnato ad agosto il rimbalzo congiunturale della produzione industriale. Qualora l’indice a settembre assumesse lo stesso valore di agosto, nel terzo trimestre si registrerebbe un modesto aumento congiunturale”. Nessun commento, solo una citazione da cartellone pubblicitario di 6 metri: “L’ottimismo  è il profumo della vita”. Poi, più realisticamente, provando a usare l’immaginazione: “Una simulazione realizzata utilizzando i dati relativi al sistema produttivo italiano del 2019 mostra che l’aumento dei costi dell’energia potrebbe, con effetti differenziati nei settori, rendere negativi i margini operativi dell’8,2% delle imprese attive che impiega circa il 20% degli addetti”. Numeri impressionanti, al testo bisognerebbe solo aggiungere “delle imprese ‘ancora’ attive per quel tempo”. E se nel mondo i conflitti geopolitici e l’inflazione rimangono al primo posto delle criticità in atto, in Europa predominano le preoccupazioni per la volatilità energetica. Su questo argomento l’Europa dei grandi economisti è andata a scuola dalla Grecia, mortificata culla di civiltà. Il 7 ottobre, per la prima volta in assoluto, le energie rinnovabili del Paese hanno coperto l’intera domanda di elettricità per 5 ore.  “Una pietra miliare significativa” come tiene a sottolineare il premier greco, Kyriakos Mitsotakis. Certo, il tessuto produttivo italiano è molto diverso da quello greco, ma l’obiettivo rimane quello di migliorare il tempo di pieno utilizzo dalle fonti di energia rinnovabili. 

Non restano che poche righe, giusto il tempo per mettere a fuoco uno dei passi del recente discorso di Xi Jiping, dove elenca una lunga serie di priorità per gli anni a venire, oltre all’ambiente. Il Presidente ha affermato che la Cina deve concentrarsi su uno sviluppo di alta qualità. Ciò include la resilienza della catena di approvvigionamento e la strategia economica della doppia circolazione. Da un lato l’autosufficienza quindi, e dall’altro l’innalzamento del livello di competitività a livello internazionale. La Cina sta facendo tutto questo, come da programma. Per l’autosufficienza europea c’è ancora tempo.

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