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Se a ballare ci si stanca, il Made in Italy cambia nome

Per la nuova Ypsilon è in moto lo stabilimento spagnolo di Saragozza e per la Junior quello polacco di Tychy. Tutte notizie non esattamente della ultima ora.

C’è musica dentro, e allora si balla. I fiati spingono forte e Mamma Ulla si muove a elastico tra le figure che fanno da tappezzeria nell’emiciclo trasnazionale più grande al mondo. Un balletto lungo 5 anni con tanto di riverenza iniziale, mani avanti, nel suo discorso di insediamento nel novembre del ’19. Dopo un ardito pliè, aveva immaginato una Commissione geopolitica per dare “forma a un migliore ordine globale”, perché il mondo aveva “bisogno più che mai della leadership europea”. Con una pirouette poi, citando Václav Havel, 1° Presidente della Repubblica Ceca e uomo simbolo per cultura e visione politica, Ursula von der Leyen, alludendo ai compiti che la attendevano, aveva recitato: “Cercare di raggiungere qualcosa perché questo è buono, non solamente perché ha un successo assicurato”. Probabilmente servono altri 5 anni, ancora un walzer, ancora un mandato.

A ballare troppo ci si stanca, specie alle ginocchia. E si bisogna d’aria, per ricordare il bello di una vita senza i fossili nei polmoni. Ad aprile, al giorno 20 si rimane delusi, altro che balli. Perché 20 aprile 2010 è la data del disastro della piattaforma petrolifera Deep-water Horizon nel Golfo del Messico. Si stima che nei 106 giorni della sciagura siano state disperse in mare tra le 414mila e le 1,186 milioni di tonnellate di greggio. Secondo l’Oprc, International Convention on Oil Pollution Preparedness, dal 1970 al 2023, sono state sversate in mare circa 5,88 milioni di tonnellate di petrolio a causa di incidenti a navi petroliere. Briciole di catrame rispetto a quello che viene combusto. In un mese di consumi petroliferi l’Italia (luglio 2023) brucia 5,2 milioni di tonnellate. Peggio di qualunque cava a cielo aperto.

La danza in Cina è una forma d’arte varia, le danze cinesi più conosciute sono la danza del drago e la danza del leone. Entrambe note come la trappola del reddito medio e il punto di svolta del modello di Lewis (W. Arthur Lewis, Nobel per l’economia nel 1979). È dal 2010 che il Pil cinese non cresce più a due cifre, con il settore industriale ormai maturo e un surplus di forza lavoro esaurito, una condizione che costringe le aziende manifatturiere a offrire salari più elevati, vedendo profitti, investimenti e competitività ridursi vistosamente. È il Lewis turning point. Secondo molti studi, la Cina ha superato questa soglia con implicazioni importanti non solo per se stessa, ma per l’intera economia globale. A questo si aggiunge la trappola del reddito medio, cioè quando un Paese sfugge alla povertà nella fase di sviluppo a basso reddito ed entra nella fase di sviluppo a reddito medio, può affrontare una stagnazione della crescita e l’incapacità di salire la scala nella fascia ad alto reddito. Solo con macchinari evoluti si può porre rimedio alla carenza di forza lavoro in modo da garantire tassi di crescita sufficienti per uscire dalla trappola del reddito medio, solo passando da un modello di crescita incentrato su investimenti ed esportazioni a uno focalizzato sui consumi privati. Una strada lunga. Oggi i consumi privati rappresentano meno del 40% del Pil cinese, contro una media di circa il 60% nelle economie avanzate, mentre il risparmio privato si attesta intorno al 35% del reddito – circa tre volte quello americano.

Ultima danza sotto la pioggia per la produzione auto del nostro Paese.
Di solito non prendiamo posizione su questi temi, ma per la nuova Ypsilon è in moto lo stabilimento spagnolo di Saragozza e per la Junior (o Milano che dir si voglia) quello polacco di Tychy. Tutte notizie non esattamente della ultima ora, e sulle quali c’è stato tutto il tempo per i necessari approfondimenti e confronti. Rimane il fatto che con questi brand è difficile affidare a nomi e dialettica il concetto del Made in Italy, ancora uno dei valori di mercato più forti al mondo.

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