“Le imprese devono coprirsi da catastrofi, terremoti o alluvioni senza aspettare aiuti pubblici sempre più incerti e dai tempi sempre più lunghi”, afferma Sergio Tumino, uno dei principali operatori della distribuzione automobilistica, componente del comitato esecutivo di Federauto, a proposito dell’obbligo di assicurazione contro gli eventi estremi. “Non vorrei però che le compagnie approfittassero del fatto che tutte le imprese adesso debbano assicurarsi non per diminuire il costo delle polizze, come sarebbe logico quando si estende la platea degli assicurati e si mutualizza il rischio, ma per aumentarli”.
Dal 31 marzo le grandi imprese devono essere assicurate contro le catastrofi naturali. Per le medie imprese l’obbligo scatterà il 1° ottobre, mentre per piccole e micro imprese arriverà il 31 dicembre. Che cosa pensa di questa novità?
“Forse perché ho sempre assicurato la mia azienda da eventi di questo tipo, sono favorevole. Come gli acquirenti di auto nuove si assicurano sempre di più contro la collisione o contro gli eventi atmosferici o gli atti vandalici, così le imprese devono coprirsi da catastrofi, terremoti o alluvioni senza aspettare aiuti pubblici sempre più incerti e dai tempi sempre più lunghi. E la cui mancata erogazione può tenere bloccata a lungo l’attività d’impresa. Al governo avrei suggerito un credito d’imposta per favorire l’adozione di queste coperture prima dell’obbligo di legge”.
Lo spirito della novità è duplice: passare dall’indennizzo pubblico ex-post a un modello basato su prevenzione e mutualizzazione del rischio e, contemporaneamente, ridurre la sottoassicurazione nel settore danni. Le concessionarie sono sottoassicurate?
“Secondo me sì. Premesso che ve ne sono alcune non assicurate e che altre si autoassicurano accantonando ogni anno un fondo da utilizzare in situazioni di emergenza ma che poi, spesso, utilizzano per altri scopi, molte sono effettivamente sotto assicurate. Ma non sempre per risparmiare, semplicemente per un errore di valutazione, spesso da parte dello stesso perito dell’assicurazione a cui ci si rivolge. Con il rischio di mancati risarcimenti o contenziosi, in contrasto con lo spirito di questa legge. Ecco, da questo punto di vista mi aspetto la massima trasparenza da parte degli intermediari e più rigore dai periti incaricati di fare le valutazioni”.
Che impatto avrà quest’obbligo sulla distribuzione auto?
“Aumenteranno i costi fissi delle aziende, che peraltro sono in salita da anni a causa dei crescenti adempimenti a cui siamo soggetti. La novità, poi, si inserisce in un contesto non favorevole alla distribuzione auto, alle prese con una domanda debole e con una difficile transizione, indigesta per la maggior parte dei clienti. Certo, si tratta di un sacrificio necessario a evitare che un’azienda, in caso di catastrofe, si possa bloccare indefinitamente in attesa degli aiuti governativi o che, addirittura, rischi di non poter più ripartire. Ho però un’altra preoccupazione: che le compagnie approfittino del fatto che tutte le imprese adesso debbano assicurarsi non per diminuire il costo delle polizze, come sarebbe logico aspettarsi quando si estende la platea degli assicurati e si mutualizza il rischio, ma per aumentarli. Soprattutto in questa prima fase, avrebbe dovuto esservi un controllo effettivo dell’impatto di questa novità sul mercato da parte del governo. Almeno un ruolo di controllore avrebbe dovuto assumerlo”.
Tra gli eventi inclusi nella copertura non rientra la cosiddetta bomba d’acqua. E la polizza copre fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature, ma non le merci. Vi sono altre criticità?
“La scelta del legislatore è stata forse dettata anche dalla necessità di limitare l’impatto economico della novità. Una copertura totale avrebbe impattato in maniera molto forte sui conti delle imprese. Ciò premesso, sono convinto che oggi qualsiasi concessionaria auto “seria” assicuri tutto. Si pensi all’IT, alle attrezzature per la diagnostica, all’impiantistica, al magazzino e, ovviamente, alle auto. Il rischio è una variabile che non ci si può più permettere di sottovalutare”.
Secondo Confcommercio, finora le imprese non hanno avuto modo di comparare le offerte e scegliere la soluzione migliore. È vero?
“Sì, anche perché è molto facile affermare che il costo delle polizze sale perché negli ultimi anni sono aumentati gli eventi estremi e, quindi, i risarcimenti. Le compagnie, però, dovrebbero comprendere che dovrebbero essere anche partner delle aziende. In particolare, di quelle della distribuzione auto, in cui il rischio, concreto, di dover ribaltare i maggiori costi al cliente finale si inserisce in un contesto di ridotta propensione all’acquisto. E non vorrei, di contro, che qualche mio collega sottoscrivesse una polizza tanto per averla, per mettersi al riparo non tanto dai possibili danni catastrofali, ma da possibili limitazioni sull’accesso al credito e dalle altre previsioni normative”.
Lei fa parte del comitato esecutivo di Federauto, come si pone la Federazione delle concessionarie di fronte a questa novità?
“Ne parleremo tra di noi proprio tra qualche giorno, ma tra gli associati diretti di Federauto il problema non si pone. Chi è associato direttamente, se posso permettermi di dirlo, è un imprenditore illuminato, consapevole, attento. Insomma, tra gli associati la sensibilità è forte”.
L’esperto Nobis spiega
Marco Ghioni, Direttore rami elementari Nobis Assicurazioni, spiega che è vero che l’obbligo generalizzato di assicurazione contro gli eventi catastrofali consente alle compagnie di compensare i rischi tra le zone colpite e quelle non colpite da eventi estremi, ma la legge che l’ha introdotto ha ampliato le coperture e ridotto le limitazioni, costruendo, di fatto, un prodotto più completo e vantaggioso per i clienti, ma più rischioso per le assicurazioni. In altre parole, non è affatto scontato che il principio di mutualità in ambito catastrofale determinerà ipso facto una riduzione del costo delle polizze. Vediamo perché, con l’aiuto dell’esperto di Nobis Assicurazioni. Dal punto di vista delle coperture, la legge ha aggiunto l’evento frane, prima non presente, ed esteso la protezione al terreno, incluse le spese per lo sgombero dei detriti. Sulle limitazioni, invece, lo scoperto, ossia la parte di danno a carico dell’assicurato, è stato ridotto al 15% del danno senza franchigie, mentre finora le assicurazioni generalmente prevedevano entrambi, con scoperti fino al 20%. Non solo. Per le aziende con fatturato fino a un milione di euro il risarcimento salirà da una percentuale compresa, in precedenza, tra il 50% e il 70% al 100% del danno subìto; per le aziende con un fatturato compreso tra 1 e 30 milioni, invece, il risarcimento passerà dal 50% circa precedente ad almeno il 70%.


