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Tempo di rifocalizzarci, non si possono abbandonare marchi che sono nella storia delle persone e lagnarsi

Se non bastasse, l’attuale ripensamento europeo sul Green deal diventa ulteriore elemento di tormento per tutta l’industria auto.

Il grande caos regna sovrano. Il nostro settore è davvero il più sconvolto di tutti i settori. Almeno questa è la conclusione di un sondaggio globale completo su 3.200 dirigenti condotto dalla società di consulenza AlixPartners. L’indagine di quest’anno segna, per la prima volta nella storia dell’indice annuale di disruption della società di consulenza, che l’automotive è salito in cima alla lista. L’industria ha ottenuto un punteggio di 76,7 sulla scala dei 100 punti dell’azienda, un salto di 4,7 punti rispetto allo scorso anno. L’automotive ha eclissato i media e l’intrattenimento per il primo posto.
Se non bastasse, l’attuale ripensamento europeo sul Green deal diventa ulteriore elemento di tormento per tutta l’industria auto.
Attorno a questo scenario di cambiamento mai visto aleggia poi questa aria di guerra strisciante, questo acuirsi dello scontro Usa-Cina che produce come primo effetto una pesante sfiducia dei consumatori che messa insieme con la poca grana nelle tasche determina una preoccupante, permanente stagnazione delle vendite…
Del resto che ragioni avrebbe un consumatore, specie italiano a cambiare auto proprio se non costretto da fatti straordinari? Non sa che cosa acquistare: termico, ibrido, elettrico non parliamone. Le auto costano care. I marchi a cui era storicamente legato, Fiat per esempio, non offrono nulla.
E allora si rimanda e, proprio se si deve, si compra usato.
C’è chi dice, per ragioni politiche forse, che il consumatore ha dato una risposta precisa a chi ha deciso un cambiamento per lui. Nessun cambiamento, l’elettrico non interessa al consumatore.
Non si capisce in tutta franchezza se questa sia la scorciatoia di un venditore di auto più interessato a vendere servizi e finanziamenti piuttosto che l’auto, e che non ha tempo da perdere a spiegare e convincere, ammesso che lo sappia fare.
Resta il fatto che questa cosa sembra l’abbiano capita solo i cinesi che, continuando a mostrare interesse sul nostro mercato, si adeguano ai cambiamenti e stanno virando velocemente all’ibrido.
Non parliamo di tutti quei marchi che si sono affacciati negli ultimi mesi, la cui sorte possiamo definire senza cinismo incerta, parliamo dell’organizzazione cinese per antonomasia, parliamo di BYD: cari italiani non volete l’elettrico, eccovi serviti, eccovi l’ibrido più bello del mercato. Insomma, questo ripensamento rischia di fare ancora più vittime della scellerata decisione.
E i dazi, anche quelli americani, fanno più danni in casa nostra che agli altri, se avete dubbi guardate la tabella di S&P proprio su questo numero di InterAutoNews.
In questi giorni di Super Bowl, con le immagini di un Trump, vincente con il suo cappellino rosso, ritornano alla mente altre scene dell’incontro. Olivier François su Linkedin gli ha dedicato un lungo post. Il Super Bowl è spesso un argomento di congetture di marketing… E come ogni argomento sulla creatività, tutti hanno un’opinione.
Quest’anno Stellantis è stato l’unico marchio presente nella categoria automobili, cosa che non accadeva da oltre 20 anni. Per Stellantis si trattava di lavorare al recupero sul mercato americano ma non solo. Già in passato, all’epoca di Fca, avevano fatto bingo.
Tutto è particolare in questo evento, se pensate che la settimana prima si vendono quasi 2,0 milioni di televisori e la pubblicità costa molto.
La pubblicità nel Big Game è un investimento significativo. In effetti, il più grande acquisto di media one-hit che un’azienda può negli Stati Uniti. Quindi, non sorprende che quest’anno, durante un periodo di trasformazione così importante per il nostro settore, le Case automobilistiche abbiamo contenuto i costi rinunciando a esserci.
Nel 2011, Chrysler produsse il primo spot di 2 minuti nella storia del Super Bowl con “Imported from Detroit” con Eminem. In quel momento, Sergio Marchionne, da autentico giocatore di poker ci scommise sopra e vinse. “Conquistare i cuori e le menti con l’elemento sorpresa significa guidare le emozioni attraverso la pelle d’oca, le lacrime o le risate. Si tratta anche di produrre film radicati nella celebrazione dell’essenza dei nostri marchi iconici, che rappresentano una storia, una comunità e una cultura senza pari. Questa è una ricetta per il successo del Super Bowl che abbiamo seguito per quasi un decennio e mezzo”, dice Olivier…
Sempre Olivier scrive: “Il 2025 sarà uno degli anni più grandi di sempre per Stellantis negli Stati Uniti, guidato dalla forza dei marchi Jeep e Ram. Un ritorno alla grandezza, per così dire”.
E la pubblicità farà la sua parte con due filmati da 60 secondi.
Uno di questi con Harrison Ford: “Non saremo sempre d’accordo su quale strada prendere, ma le nostre differenze possono essere la nostra forza… Scegli ciò che ti rende felice”. Sia Jeep sia Ram offrono una scelta di gamma e, come il marketing, può essere razionale o emotivo. La scelta è nelle mani del cliente.
È tempo di rifocalizzarci, non si possono abbandonare marchi che sono dentro la storia delle persone e poi lamentarsi. È tempo per l’auto italiana di ritrovare il suo brand familiare, quella Fiat che è dentro la storia di tutti noi.
Se questo avverrà mai, ritorneranno risultati sorprendenti, ne sono certo, e per fare questo si deve osare, ci si deve prendere un rischio, per dirla alla Sergio Marchionne, come ci ricorda Olivier, “crediamo nel giocare come se non avessimo più nulla da perdere. Perché “La mediocrità non vale il viaggio”.
E a quanto pare l’esecuzione creativa e l’investimento del Super Bowl di quest’anno incarnano questo spirito.
Possiamo sperare in una declinazione italiana di questo sogno, non foss’altro perché siamo ancora un mercato importante per Stellantis. Invece di fare i “patrioti” alle presentazioni cinesi, dove tutto va bene, faremmo meglio a credere in noi stessi, nella nostra capacità di rinascita e di vincere e combattere per questo. Siamo certi che se si sentisse questo soffio, ci sarebbero tanti figli di operai Fiat, italiani con una storia, che alzerebbero la testa per sentirlo. È il nostro, mio se volete, auspicio per la rinascita autentica della nostra industria.
Anche in questo caso, sempre di clienti che decidono si tratta.
Questo mese digiuno, perché per correre un po’ il digiuno non guasta.

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